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APOLLO 10 E MEZZO

Titolo OriginaleApollo 10 1/2: A Space Age Adventure
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2021
Durata98'
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Scenografia
Musiche

TRAMA

“Houston, abbiamo un problema!”. Nel 1969, alla vigilia dello sbarco dell’uomo sulla Luna, il giovane Stan, viste le sue doti psico-fisiche e per via della sua piccola statura, viene selezionato per testare le navicelle che compiranno il mitico allunaggio davanti agli occhi del mondo.

RECENSIONI

C’è un luogo della memoria in cui vissuto e percepito convivono fino a confondersi. È lì che si colloca, da sempre, il cinema di Richard Linklater, nel tentativo vano di fermare il tempo, o comunque catturarlo per restituire tracce di vita nel modo più sincero possibile. La trilogia con Ethan Hawke e Julie Delpy, cresciuta insieme ai suoi protagonisti, è lì a ricordarcelo, così come lo sperimentale Boyhood, girato nell’arco di dodici anni inseguendo il percorso di crescita di un ragazzino dai sei ai diciannove anni. Due esempi tra i più significativi di un’intera filmografia tesa a dare spessore al fluire del tempo, in grado di trasportare in un altrove dove finzione e realtà si compenetrano fino a completarsi. Apollo 10 e mezzo rientra perfettamente nel sottogenere costruito dal regista americano, qui più che mai debitore della sua storia familiare, rielaborata per l’occasione con la tecnica del rotoscopio a cui aveva già ricorso in precedenza (Waking Life e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare), forse l’unico modo possibile, sicuramente uno dei più efficaci, per uscire dal proprio ombelico pur scavando nel personale. Il racconto segue le vicende del piccolo Stan, ultimo di sei fratelli in una famiglia della media borghesia americana nell’estate del 1969, alla vigilia del primo viaggio dell’uomo sulla Luna. La narrazione procede come una sorta di incrocio tra il flusso di coscienza e il document(ari)o storico e sociale, con la voce fuori campo del protagonista a corredo costante delle immagini, stratagemma che conferisce anima al progetto anche se alla lunga appesantisce un po’ la narrazione.

Sono soprattutto i riti del quotidiano a interessare il regista, il menage familiare, i rapporti tra fratelli, la personalità dei genitori, le mode del periodo, il contesto storico filtrato dagli occhi di un bambino il cui mondo finisce dove finisce il suo isolato, per cui il gioco occupa ancora gran parte del suo tempo; la tv avvicina a un fuori che con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni resta comunque al di là dello schermo e nulla sembra davvero scalfire quella sensazione di essere immortali e del tutto centrati. Un tempo di curiosità e scoperte improntato all’ottimismo dove ci si può ancora permettere di addormentarsi ovunque e di risvegliarsi distesi e riposati nel proprio letto grazie alla cura amorevole dei propri genitori. Un’età dell’oro dove tutto è possibile, anche essere reclutati da agenti della NASA per testare in anticipo le navicelle che porteranno gli uomini sulla Luna e consentire quindi lo sbarco in sicurezza. Realtà e fantasia si rincorrono perfettamente allineate ricordandoci che tutti, se fortunati, siamo stati inconsapevolmente invincibili, poi quel vissuto ce lo siamo lasciati alle spalle ed è diventato un passato filtrato dalla lente del mito. Nostalgico senza risultare stucchevole, il film procede documentando l’eclatante allunaggio che rappresenterà, qualunque sia il modo in cui lo si è vissuto, una linea di demarcazione tra un prima e un dopo, il giorno in cui tutti si ricorderanno (o penseranno di ricordare) cosa stavano facendo mentre la Storia faceva il suo corso, quello che per le generazioni successive sarà l’11 settembre 2001. Intriso di passione cinefila, il viaggio imbastito da Linklater è anche un atto d’amore nei confronti del cinema, strumento più che mai adatto per rendere universale e comunicativo il sentire del regista e fare in modo che i suoi ricordi diventino un po’ anche i nostri.