Criminale

AMERICAN GANGSTER

Titolo OriginaleAmerican Gangster
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2007
Genere
Durata157'
Sceneggiatura
Tratto dadall'articolo The Return of Superfly di Mark Jacobson
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Frank Lucas traffica in eroina ad Harlem, Richie Roberts è il poliziotto che raccoglie prove per incastrarlo.

RECENSIONI

C’era una volta in America il Filmone. Quello, come si dice, “di ampio respiro”, che si prende il suo tempo, che segue i suoi protagonisti “in formazione”, ne fa emblemi morali quasi metafisici (il Bene, il Male), ripercorre e integra nella narrazione stralci di Storia Americana significante e chiude col retrogusto dell’Epica. Tanto per fare nomi e cognomi, penso a cose come Il Padrino, Scarface (quello bruttarello ma mitico di De Palma) o lo Scorsese di Goodfellas e Casino. Mi pare dunque evidente che sia questo, benché virato decisamente al Poliziesco, il terreno sul quale vorrebbe giocare American Gangster: minutaggio generoso, protagonisti moralmente ambigui e “interscambiabili”, il Vietnam, il gran finale scorsesiano. Tutto bene? Non esattamente. Se le intenzioni di Scott sono chiare è altrettanto chiaro che il suo è un instant classic solo, appunto, intenzionale. American Gangster è infatti un esempio di ottimo intrattenimento ma è decisamente troppo scoperto e semplicistico per aspirare a qualcosa di più. Spiega tutto per filo e per segno, poi lo ripete e infine lo ribadisce, confeziona complessità psicologiche (ed “etiche”) precotte, fa excursus storici un po’ grossolani, concede le sue quote di dovuto, disilluso American Dream, e, insomma, prende il suo spettatore per mano e lo conduce sano e salvo alla fine senza scossoni. Anche nelle singole sequenze: Frank Lucas corrompe qualcuno? Scott mostra la mazzetta che passa di mano dal corruttore al corrotto, mostra il corrotto che guarda la mazzetta e, dopo un falso indugiare del corrotto, mostra la mazzetta che finisce nella tasca interna della giacca del corrotto; il collega sfigato di Richie Roberts cade nel tunnel della droga? Un unico movimento di macchina mostrerà lo spacciatore, inquadrerà il tavolo col necessaire per farsi e chiuderà sul primo piano del poveretto alterato e tremante (per poi, oltretutto, ribadire il concetto nel dialogo successivo). E così via. Fatto sta che preso per quello che è, e non per quello che probabilmente vorrebbe essere, American Gangster funziona comunque a meraviglia e regala 157’ scolastici sì, ma serrati, dove il montaggio (soprattutto alternato e parallelo) la fa da padrone e Scott dirige il tutto con polso fermo. Quasi sempre. Perché nelle (fortunatamente poche) sequenze propriamente d’azione tornano le inquadrature troppo strette, la mdp tremolante e il montaggio semi-subliminale de Il Gladiatore o Le Crociate, con omologa indecifrabilità visiva e conseguente inefficacia spettacolare.