Commedia

ABOUT A BOY

Titolo OriginaleAbout a Boy
NazioneU.S.A./ Gran Bretagna/ Francia
Anno Produzione2002
Genere
Durata105'
Tratto dadal romanzo omonimo di Nick Hornby
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

Sciupafemmine e single impenitente, Will si “dedica” alle mamme sole. Un dodicenne entra prepotentemente nella sua vita.

RECENSIONI

Le isole, non consce della lontana terraferma, (s)campano beate. Mosche bianche nel mare magnum hollywoodiano, anche quei due (finto) decerebrati autori di American Pie, approcciando con nonchalance uno scrittore di culto come Nick Hornby ("Un Ragazzo"), speziano e spezzano felicemente il sapore di quella che aveva tutte le carte per essere la solita (non gradita) commedia sentimentale "alla" Hugh Grant: ne esce un moderato Tutti Pazzi per Mary, dove Faccia a Faccia (Jon Turteltaub, 2000) o Kramer vs. Kramer riscrivono Il Diario di Bridget Jones per i più recidivi single al maschile. Senza rinunciare alla commedia dell'assurdo (l'anatra ribaltata, il piccolo che incede con lo sguardo da La Maledizione di Damien gasato dagli U2, la camminata controcorrente di "Owner of a lonely heart" degli Yes, la "scena madre" de La Moglie di Frankenstein), i due enfant-demenziali traggono il massimo giovamento dallo humour "sociologico" di Hornby e dalle sue toccanti malinconie, giocando in casa con un sano cinismo che fa di tutto per renderci simpatico un Gran(t) figlio di puttana. Con l'espediente dell'Io narrante simultaneo alle tattiche di seduzione, fanno ridere a crepapelle di (con) uno stronzo e affrontano, senza edulcorarlo e renderlo artificioso, il percorso di formazione di un irresponsabile scansafatiche che si specchia nella solitudine di un bambino emarginato (canzonato) e nel suo bisogno di una figura paterna: uno scoprirà il piacere del dare senza ricevere ritrovando un calore perduto, l'altro imparerà i vantaggi dell'omologazione. Il messaggio edificante (come in American Pie) è pilotato, ma la commozione è sincera nella scena in cui Grant confessa il proprio vuoto interiore e l'imbarazzo è catartico nel buffo concerto finale stile Ritorno al Futuro (alieni sul palco), dove "Killing me softly" uccide veramente le isole che faticano a colmare le distanze: i fratelli Weitz hanno trovato una zattera (Hornby).