Avventura

10.000 A.C.

Titolo Originale10.000 B.C.
NazioneNuova Zelanda/U.S.A.
Anno Produzione2008
Genere
Durata109'
Fotografia

TRAMA

Il cacciatore di mammuth D’Leh e un paio di colleghi attraversano a piedi, in pochi giorni, almeno tre zone climatiche pur di salvare la bella Evolet dalle grinfie del sosia di Little Steven. Ce la faranno?

RECENSIONI

L’opinione di chi scrive è che Emmerich, al suo meglio, sappia il fatto suo. E per “il suo meglio” intendo soprattutto Independence Day e Godzilla: un senso dello Spettacolo grossolano e pre-moderno ma non privo di consapevole autoironia, dove le si sparano talmente grosse da risultare simpatici anche ai prevenuti. Size does matter: una frase di lancio, un manifesto programmatico e una dichiarazione di poetica. Se mi si concede un pizzico di sovrainterpretazione, azzardo anche che il reazionariato U-S-A di un film come Independence Day sottenda un menefreghismo di fondo che rasenta il diabolico, ma restiamo pure ai fatti. I fatti ci parlano di un regista che costruisce senso con una sintassi cinematografica elementare, dove il primo piano su un sorriso seguito da un particolare su due mani che si sfiorano significa “innamoramento” e un travelling vertiginoso a scavalcare una montagna che sfocia in un campo lunghissimo fa la “bella fotografia”. La cosa funziona quando esiste una sceneggiatura sulla quale costruirlo, questo “senso”, che scandisca i tempi e che stemperi tutto con un’ironia, anche solo a tratti, efficace ad almeno un paio di livelli di lettura. In 10000 B.C. ci sono il sorriso, le mani e la montagna. E ci sono anche sequenze decenti (jacksoniane fino al plagio) come la caccia ai Mammuth iniziale (cfr. la fuga dei brontosauri in King Kong), altri simil-outtakes de Il Ritorno del Re e più di un’eco, in minore, di Apocalypto. Manca tutto il resto, a partire proprio dal (non) collante-sceneggiatura che precipita personaggi dal/nel nulla, riesce a rendere confusi dialoghi basici, trasuda inspiegabili tempi morti, sembra capace di rendere faticosa la lettura di nocciolo narrativo apparentemente elementare e manca sostanzialmente del tutto di ironia. Se a tutto questo si aggiungono delle derive inconsapevolmente trash (le sequenze con protagonista la “santona” hanno sapore ZAZiano, costumi e trucco fanno spesso l’effetto Quando le donne avevano la coda) non si può che ottenere la somma algebrica di un pasticcio.