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OSTERMAN WEEKEND


The Osterman Weekend
NOTES:

Collector’s Editon di capitale importanza per l’ultimo film di Sam Peckinpah: più che un’edizione da collezione, quella allestita dalla Dolmen in due dischi si configura come una vera e propria opera di risarcimento in favore di un film ingiustamente sottostimato. DISCO 1: per la prima volta possiamo vedere Osterman Weekend in tutto il suo ostico splendore, dal momento che il master utilizzato, pur presentando qualche spuntinatura e una leggera vibrazione granulare, rende perfettamente giustizia alle tonalità dolciastre della pellicola. Quadro stabile e rispettoso del formato originale (1.85:1), nessuna flessione nella resa cromatica e luministica dei fotogrammi (dai colori smorzati degli esterni bagnati dal sole alle morbide penombre degli interni immersi nell’oscurità) e totale assenza di difetti di riversamento o compressione quali aliasing (seghettatura delle linee), blocking (quadrettamento dell’immagine) o ringing (formicolio attorno ai contorni). Soddisfacente anche il fronte audio della versione originale (di grande organicità nell’amalgamare voci, rumori e commento musicale) con un solo appunto concernente la sottotitolatura in italiano, trascrizione meccanica della versione doppiata con continue e ingiustificabili libertà di traduzione (si raggiunge il colmo quando un “sucks!” pronunciato dal figlio di Tanner, alla lettera “fa schifo”, viene incomprensibilmente tradotto con “è ok!”). Della versione doppiata non mette conto parlare, tanto le voci sovrastano e occupano l’intera scena sonora: evitarla accuratamente. Comparto extra: Trailer originale decorosamente sottotitolato e Note di produzione moderatamente istruttive. DISCO 2: alla Director’s Cut è riservata una trattazione particolareggiata più in basso, qui basti osservare che la copia è così deturpata (molto probabilmente si tratta di un riversamento da nastro) che reggere la visione integrale è impresa titanica: i difetti audiovisivi (ronzii, voci impastate, disturbi di smagnetizzazione e graffi onnipresenti) sono tanti e tali da mettere a rischio la leggibilità stessa del film. Unica nota tecnica di merito per la sottotitolazione: diversamente dalla fantatraduzione presente nel primo disco, qui i sottotitoli aderiscono correttamente ai dialoghi originali. Completa il secondo disco un corposo documentario (Sam Peckinpah Portrait, 79’) che ripercorre con ricchezza di testimonianze, stralci di interviste e considerazioni appassionate (splendidi gli interventi di Olivier Assayas e Alain Corneau) l’intera filmografia di Sam Peckinpah, consegnandoci un ritratto lontano dall’agiografia ma confinante con la mitologia. (A.B.)

Voto: 9(1)-5(2)



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