ERAGON

(Eragon )

di Stefen Fangmeier
TRAMA

Nel regno di Alagaesia, oppresso dalla tirannia di re Galbatorix, un giovane contadino trova per caso una misteriosa pietra azzurra. La pietra si rivela un uovo di drago che fa del ragazzo un cavaliere, erede di un'antica missione.


RECENSIONI
Fantasy senza fantasia

Che il fantasy sia di moda e che Natale sia per le major un’occasione da non perdere per schierarne uno in campo è ormai un dato di fatto acquisito. E in fondo accettabilissimo: se i progressi tecnologici hanno permesso di portare degnamente sullo schermo il capolavoro di Tolkien e qualche saga letteraria particolarmente fortunata ha reso il genere appetibile può essere una buona opportunità per riscoprire e diffondere un materiale ricco e spesso affascinante. Sarebbe però logico aspettarsi che un “oggetto” impegnativo e dispendioso come un kolossal fantasy venga maneggiato con cura ed abbia a disposizione professionisti dei vari settori.
La sensazione è che invece Eragon sia stato gestito con il pressappochismo di un prodotto finito nelle mani sbagliate, che nella fretta, nella gola di trasformarlo in soldoni e nella totale assenza di passione di chi racconta una storia senza il piacere di raccontarla, sia stato bruciato senza rimedio.
Sia chiaro, si parla di spreco perché il romanzo Eragon è stato davvero amato da moltissimi lettori ed ha avvicinato non pochi adolescenti reticenti al genere ed alla letteratura. E perché il romanzo, abbastanza gradevole ma indubbiamente mediocre e, soprattutto, privo di originalità, rimane comunque infinitamente superiore a questa maldestra pellicola.
Il film, per fare chiarezza, presenta tutti i limiti del libro, e in sovrappiù non ne sfrutta o ne azzera gli aspetti riusciti e coinvolgenti. Eragon mutua praticamente tutti gli elementi creativi e fondanti del fantasy e non possiede né la ricchezza, né la raffinatezza, né la capacità di descrivere personaggi, rapporti ed ambienti propria di Tolkien (ma neppure di Terry Brooks in Shannara o Lewis in Narnia). L'apporto personale del giovane Paolini al genere è in fondo davvero poco. Anche il nucleo della vicenda, costituito dal rapporto tra draghi e cavalieri, non è in fondo che un classico della concezione del mondo orientale (laddove la cultura occidentale vede nei draghi creature malvagie).
Abbiamo quindi una storia di formazione, un ragazzo comune catapultato in una missione infinitamente più grande di lui, l'etica del cavaliere ed il classico "grandi poteri grandi responsabilità", la guida, il grande cattivo ed il suo inviato (il film lascia praticamente fuori la tematica dell’interazione tra le diverse stirpi, insieme a molto altro del resto). Sfortunatamente abbiamo anche degli sbiaditi simil-Nazgul, degli opachi Uruk-ai, effetti speciali che, ahiloro, non fanno molto effetto, e paesaggi gradevoli ma anch’essi poco sorprendenti. D’altra parte su questo fronte le precedenti saghe fantasy hanno fatto prima e meglio, inserendo questi elementi in un contesto di qualità che li valorizzava.
Ma quel che davvero infastidisce è il modo in cui il film, partendo da questi ingredienti, azzera tutto quel che nel romanzo serviva a generare suspense e coinvolgimento, rendendo la storia noiosa e tremendamente sbrigativa, al punto che nulla sembra accadere al momento giusto e nessuno sviluppo arriva a maturazione. Tanto per fare qualche esempio, Eragon non rimane rapito da una ragazza misteriosa che vede ripetutamente in sogno e di cui ignora la sorte; quando conosce Arya, senza misteri, il loro rapporto è sbiadito e senza fascino, la corsa contro il tempo per salvarla dall’avvelenamento è praticamente prosciugata di pathos e ritmo. Il personaggio ambiguo di Murtagh è l’ombra di se stesso e il suo segreto, cui all’inizio non si accenna, viene svelato senza destare alcuna curiosità negli spettatori. Sorte addirittura peggiore hanno la veggente Angela, divenuta zingara per una sequenza, ed il simpatico gatto mannaro, eliminato del tutto. La dragonessa, chissà perché, diviene adulta nel giro di un volo, mentre la battaglia finale esplode non appena Eragon giunge dai Varden, senza che gli spettatori possano rendersi conto di chi essi siano davvero, senza attesa né suspense.
La dragonessa Saphira, animata in modo accettabile ma penalizzata da una voce femminile giovane ed esotica che non ispira simpatia, dovrebbe costituire la grande attrattiva della storia nel suo rapporto con il protagonista, ma ovviamente non può bastare. Eragon è interpretato da un attore abbastanza adatto, considerata anche la giovane età. Jeremy Irons è il valore aggiunto ad un cast comunque curato, assieme ad un Robert Carlyle che per sua sfortuna ricorda troppo nel trucco il Vermilinguo di Jackson; John Malkovich invece fa solo una presenza da cattivo per DNA artistico. La principessa elfica, che per ragioni imperscrutabili non ci viene presentata come elfa, è adatta alla parte ma somiglia molto all’amazzone guerriera Arwen-Liv Tyler (tanto per infierire sugli infiniti deja-vu).
Il verdetto inevitabile non può che bocciare un film realizzato senza talento e senza ispirazione, che ricicla senza costrutto materiale fantasy visto meglio altrove. E se il romanzo poteva almeno andare bene per chi non conosce Tolkien e Co o per chi è in seria astinenza da fantasy, la versione cinematografica non è capace neppure di questo.

Raffaella Saso
Voto: 4
  
(27/12/2006)




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6 4.5 4

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