BASIC

(Basic )

di John McTiernan
TRAMA

Panama, 01 Novembre. Giorno dei morti. Un elicottero sorvola la lussureggiante foresta equatoriale. Militari americani in addestramento si sparano addosso. Panama 03 Novembre. Base statunitense a Panama. Due militari superstiti vengono interrogati dall’affascinante capitano Julie Osborne e da un ex “ranger”, Tom Hardy, esperto in psicologia militare in un susseguirsi di colpi di scena fino alla verità finale sulla torbida vicenda.


RECENSIONI
Il Principio della Cipolla

Quando un critico si trova a dover prendere in una qualche considerazione film come Basic di John McTiernan gli capita, consapevolmente o meno, di lanciare segnali di vistoso imbarazzo: indugia diffondendosi sulla tessitura narrativa, sulla trama, è seccato poiché deve trattare la pellicola come un testo filmico alla stregua di tutte le altre, fa considerazioni preliminari che tendono al vaniloquio.
Che McTiernan, nonostante il suo innegabile talento, fosse dedito a principi meramente “alimentari” era opinione oramai consolidata ma che si fosse unito incondizionatamente alla stirpe dei registi insulsi capitanata da Michael Bay rappresenta francamente un colpo basso anche per il sottoscritto.
Basic fluttua come una bagnarola nella tempesta delle imbecillità cinematografiche senza mai giungere al sicuro approdo di un senso filmico cogente mettendo in scena, nel più convenzionale degli impianti thriller, la relatività del concetto di verità. McTiernan si diverte (ma solo lui) a smontare e rimontare il giocattolo narrativo con un occhio (sicuramente bendato) al Kurosawa di Rashomon e l’ambientazione militaresca in questo gli regge discretamente il gioco: due soldati statunitensi tornano da un’aberrante esperienza di addestramento in territorio panamense lasciandosi alle spalle un’inspiegabile catena di delitti ivi compreso il cattivo sergente, un bel capitano donna non ci vede chiaro e vorrebbe approfondire la faccenda, il tenente colonnello, suo superiore, ci vede ancora meno chiaro e chiama una sorta di ispettore strizzacervelli della D.E.A. ad indagare e risolvere la spiacevole situazione; vengono a galla episodi di ordinaria corruzione, i soliti moventi legati allo spaccio di droga e le rivalse personali in cui tutti fottono tutti o cercano di farlo credere mediante depistaggi progressivi.
Il bello è che in tutto questo imbarazzante guazzabugliare, in cui non ci sembra neppure il caso di coinvolgere categorie estetiche quali il trash, poiché Basic si pone molto al di sotto (ammesso che il trash sia una soglia oltrepassabile), solo ed esclusivamente in alcune sequenze action (come dubitarne del resto?) McTiernan si ricorda di trovarsi a suo agio con la m.d.p. in mezzo all’inferno della piovosa giungla equatoriale, il problema è che il set non è l’unica cosa a fare acqua, decisamente non come la risibile sceneggiatura, tanto per eufemizzare. E l’istrionico e davvero mal assortito cast (la pulpfictioniana coppia Travolta-Jackson, Ribisi, Connie Nielsen, un inquietante episodio di consorzio attoriale impegnato a dare il peggio di sé) e un pur passabile finale, anche metaforico, udite, udite, con una masquerade per le strade di una cittadina panamense non riescono certo a riscattare le sorti di un film ai limiti della decenza estetica.
E tuttavia Basic in questa totale assenza di regia, di cinema che manca (a) se stesso, forse si illude di trovare una via di perfezione e purezza, quella della rotondità del niente, dello zero, assoluto, nullificante e nullificato (l’otto, l’infinito, lo zero duplicato che si vede nel film), una base che sia (s)fondamento di un senso, un senso che non si riconosce più come se stesso, ma come suo contrario nella pura idiozia di un cinema assente, che si fa insensatamente, per intrattenere (o “sfamare”) qualcosa o qualcuno col suo niente, come la cipolla della poesia di Wislawa Szymborska: strato dopo strato, frame (pellicolare) dopo frame, non rimane niente, anzi rimane proprio il niente: la sua essenza.

[Vorrei attribuire uno zero a questo film, un v(u)oto “palingenetico” che faccia ripartire McTiernan da zero, da questo zero, da un senso che non c’è (più) nel suo cinema. Sarò invece più convenzionale e aritmetico, fibonacciano.]

Mauro F. Giorgio
Voto: 2




BellucciGiorgioRangoni Machiavelli
6 2 5.5

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