AS YOU LIKE IT

(As you like it )

di Kenneth Branagh
TRAMA

Il Duca Federico, spodestato dal fratello e bandito dalla corte, si rifugia nella foresta di Arden insieme al suo seguito. Stessa sorte per sua figlia Rosalinda, innamorata corrisposta di Orlando, nobile giovane costretto a fuggire dal proprio crudele fratello maggiore e a nascondersi, anche lui, nella foresta.


RECENSIONI

Alla quinta prova shakespeariana della sua carriera Kenneth Branagh decide di adattare una delle commedie romantiche meno note, As ypu like it. Dopo aver tentato la strada della fedeltà e quella della rilettura metaforica, facendo tappa persino nel musical, il regista si lascia affascinare dall’Oriente e sposta la vicenda nella Kyoto del XIX secolo.
Una scelta spiazzante e, nonostante i tentativi di spiegazione fatti dall’autore, decisamente forzata, come evidenziato dalle palesi stonature di certe commistioni impossibili, dall’assemblaggio nel cast di razze differenti (orientali, inglesi, bianchi e neri), di effetto kitsch e incomprensibile.
L’invenzione, la contaminazione, il gioco, si esauriscono qui, nella pur visivamente splendida ambientazione. Una suggestiva ed improbabile oasi colorata di fiori e costumi sgargianti.
Di per sé As you like it è un’opera di difficile trasposizione. Di impostazione teatrale perfetta, non facile da riprodurre, caratterizzata dall’andatura di un balletto (ricercata da Branagh ed esemplificata nel finale), ha probabilmente una trama troppo esile per il grande schermo.
La commedia gioca, come sempre in Shakespeare, sul binomio realtà/apparenza, avvalendosi dei classici travestimenti alla base degli equivoci funzionali allo sviluppo delle vicende amorose. Il dualismo tra vita di corte e vita di campagna, corruzione e conflitto la prima, naturalezza ed armonia la seconda, è ben reso anche dal film, ma non sufficientemente smitizzato da due personaggi troppo teatrali per essere anche cinematografici: il clown ed il malinconico Jaques. Nonostante la loro presenza (supportata dalla buona prova di Molina e Kline), l’universo bucolico rimane un po’ banalmente idilliaco. E Benché Branagh provi a sottolineare che il mondo è teatro – anche nella scelta di un epilogo tra i furgoni e le telecamere, spoetizzante doccia fredda – la sensazione che resta è quella dei personaggi saltellanti mano nella mano sui ponticelli.
Il registro comico-romantico viene riprodotto con successo incostante. Il passaggio dalla prima parte drammatica alla seconda leggera e d’evasione è reso con fedeltà poco coraggiosa, che si traduce in conversioni improbabili, buonismi cinematograficamente poco digeribili, siparietti amorosi solo talvolta di tagliente ironia o riuscito romanticismo, altre volte mielosi. 
Per le quattro coppie di innamorati si alternano il registro grottesco, quello umoristico e quello sentimentale, eppure il rischio della noia in alcuni passaggi non è affatto evitato.
Dettaglio non da poco se si considera anche la qualità del cast, in cui brilla la promettente Bryce Dallas Howard, convincente nella versione romantica damina come nella versione travestita da pastore.
Da sottolineare che la pellicola riprende giustamente anche le belle canzoni presenti nella commedia.

Raffaella Saso
Voto: 5.5
  
(16/09/2009)




Saso
5.5

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