BARAN

(Baran )

di Majid Majidi
TRAMA

Iran, oggi: Latif,17 anni, perde il suo posto di assistente di cantiere per essere adibito a lavori più pesanti. Le sue mansioni sono affidate a Rahmat, l'esile figlio di un profugo afghano, immobilizzato dopo un incidente di lavoro. Inizialmente ostile nei confronti del giovane, Latif scopre presto che Rahmat è in realtà una ragazza.


RECENSIONI

La messe di premi rastrellata da questo film, ostentata come credenziale di inoppugnabile qualità da una locandina debitamente suggestiva, e la distribuzione Buena Vista\Miramax potevano far pensare a una produzione studiatamente edificante e coscientemente concepita per l'export. Invece il film di Majidi non sembra affatto barare, racconta la sua storia con delicatezza e nessun eccesso, con quella semplicità e immediatezza che è diventata una cifra riconoscibile del cinema iraniano di questi anni. In più Majidi ci mette una regia attentissima, di un'eleganza mai ostentata per quanto percepibile: la macchina da presa che viaggia tra le strutture del caseggiato in costruzione, panoramiche leggere, scene di interni intagliate dalle luci ambrate, cromatismi calcolati mai fastidiosi che sorreggono bene l'impianto tramico. I toni favolistici (la bontà "ameliana" del protagonista, l'ossessione dei soldi che passando di mano in mano finiscono col soddisfare comunque un fine nobile, il travestimento di Rahmat, l'amore puro di Latif e un corteggiamento che non ottiene mai in cambio delle parole ma, alla fine, solo un sorriso e uno sguardo enigmatico filtrato dall'improvviso scarto della realtà - un burka -) sembrano sposarsi bene al fondo drammatico e cronachistico che è dato che pesa nell'economia dell'opera, per quanto mai sottolineato pretestuosamente. Un risultato apprezzabile, nonostante lo sbilanciamento metaforico che si registra nelle ultime battute della pellicola.

Luca Pacilio
Voto: 6.5




BellucciPacilio
7 6.5

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