ARTHUR E IL POPOLO DEI MINIMEI

(Arthur et les Minimoys )

di Luc Besson
TRAMA

Arthur, un bambino di dieci anni, cerca di decifrare un enigma che dovrebbe permettergli di trovare un tesoro. La sorpresa e lo stupore sono grandi quando, riuscendoci, si trova in un mondo magico abitato dalla tribù dei Minimei, folletti alti poco più di due millimetri e mezzo che vivono in totale armonia con l’ambiente.


RECENSIONI
In fondo al suol...

Luc Besson è l'uomo dei contrasti e delle sfide. Dopo il fiacco e minimale Angela-A resta nei toni della favola ma torna alla grandeur e dà vita a un nuovo mondo a pochi passi da quello reale. Basta infatti scendere di qualche metro nel sottosuolo per entrare in contatto con il popolo dei Minimei, inventati da Céline e Patrice Garcia e portati al successo dallo stesso Besson che ha scritto i primi due volumi della serie, già tradotti in 34 lingue e con un milione di copie vendute solo in Francia. L'investimento colossale (65 milioni di euro), i cinque anni di lavoro, il cast sontuoso (Madonna, David Bowie, Robert De Niro) e la cura maniacale dei dettagli, rendono il prodotto commercialmente competitivo e in grado di aprirsi un varco nel mercato mondiale, ma il sense of wonder delle intenzioni affiora solo a tratti. Se infatti le premesse in live action, pur nel luogo comune, ben dispongono alla meraviglia, con il malinconico e intraprendente Arthur che si mette alla ricerca di un tesoro per risolvere i problemi economici della nonna, gli sviluppi in computer grafica si limitano a stordire. È proprio il mondo dei Minimei, fulcro del racconto, a non convincere, perché la stessa storia di sempre viene soffocata dalla voglia continua di stupire, con un ritmo inutilmente febbrile che affianca, già pensando al videogame, difficoltà senza sosta e mordente. Le trovate originali sono infatti pochine e il percorso di Arthur si affida a coordinate risapute e stantie. Il problema è anche nei personaggi, ammansiti da caratterizzazioni troppo schematiche per attirare nel racconto: dal protagonista catapultato in un universo sconosciuto che non si perde mai d'animo e supera con disinvoltura ogni difficoltà, alla ragazzina dura e tosta che lo accompagna. Un'omologazione narrativa che evidenzia il problema maggiore delle opere di animazione attualmente in circolazione: sembra di vedere sempre lo stesso film. Sostituendo i Minimei con i topolini, l'avventura di Arthur è quasi identica a quella di Roddy, protagonista di Giù per il tubo. Discorso a parte per la resa visiva dei personaggi. Se Arthur trova una felice rappresentazione nel suo alter-ego Minimeo, gli altri gnomi non godono di altrettanta espressività, dalla vitrea Selenia al cattivissimo Maltazard, troppo simile al Viceré Nute Gunray della nuova trilogia di Guerre Stellari. La fedeltà a un immaginario consolidato (o colonizzato?) lascia aperto un interrogativo: perché ancora una volta scimmiottare il cinema americano anziché personalizzare? Ennesima dimostrazione di come la perizia tecnica, fondamentale, non sia però sufficiente per creare un universo che non sia solo vendibile, ma anche magico e capace di coinvolgere.

Luca Baroncini
Voto: 6
  
(30/01/2007)




BaronciniCoccia
6 6.5

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