L'ARCO

(Hwal )

di Ki-Duk Kim
TRAMA

Un’imbarcazione ospita un vecchio ed una ragazzina che non ha mai visto la terra. Lui la sposerà al compimento del diciassettesimo anno; ma lei incontra un ragazzo di città…


RECENSIONI
L'Arco della nostra vita

Cos’è l’amore in un mondo a parte? Qual è il confine con la perversione? HWAL attinge dal fondale mitologico, dopo SEOM pescando un’altra creatura marina, e si muove con la crudele levità della fiaba. Il film di Kim Ki-Duk è ormai frastagliato dal sottile vento della parodia: il mago coreano si diletta a seminare richiami alla brillante carriera (la ragazza che ingoia gli ami da pesca) salvo poi rovesciare situazioni, demolire certezze, uccidere il luogo comune. Anche stavolta il punto di origine è una manciata di elementi, oggetti con l’anima: un’imbarcazione fatiscente, un arco, frecce, una corda. Coltivando l’avvincente discorso sul fragore del silenzio (mai una parola tra il vecchio e la ragazza, se non bisbigliata all’orecchio; il grado zero della sceneggiatura, che si concentra sulla posa ripetuta e minimale), ma rompendo l’indugio con sarcasmo tutto orientale (nella seconda parte, l’unica vera battuta per dire che il vecchio è impazzito), HWAL scivola su una prima scena di lancinante bellezza (incastro supremo di elementi discordanti, gesti e colori) e ci introduce in un microcosmo sciamanico (vedi l’eremo di PRIMAVERA...) dolcemente sconvolto dal soffio del soprannaturale (la lettura del futuro, i simboli buddisti, la bufera); in antitesi con l’amore terreno (coatto o ricambiato? Tenero o maligno?) Kim incarta la patata bollente, nei dintorni della pedofilia, con la sua canzone di rimandi e dolci allusioni. Se la ciclicità del suo cinema è qui sconvolta per una dimensione sospesa (il calendario manomesso), se l’enciclopedia di simboli [l’atavico contro la tecnologia – il walkman (un ritorno, dopo SAMARIA) -, il pesce del desiderio e il gallo dell’amore] acquista nuove parvenze incantatorie, se il quadro figurativo al solito avvince e commuove, il regista si conferma soprattutto a livello narrativo: convertito ormai ad una violenza carsica e sepolta, apparentemente ripiegato sulla maniera (critica tanto ricorrente quanto fuorviante) porta il suo film rigorosamente da un’altra parte, il dramma non è mai stato così sofferto (il climax dell’ultimo vaticinio mi pare la miglior sequenza di ‘pura tensione’ degli ultimi anni) e l’amore – tra l’uomo e la bambina, i colori e lo sfondo, la cinepresa ed il mare – tanto travolgente. Adesso è chiaro: l’amatissimo FERRO 3, possibile punto di nonritorno, era soltanto l’inizio. Tante ancora le frecce al suo arco.
Quando la fantasia è ormai completa su HWAL si rovescia la tavolozza dei colori, annega l’ovvio e questo gioiello si avvita su sé stesso per fornire una relazione anatomica sui possibili impieghi di una freccia. Si vorrebbe una scena di sesso ma è pura devianza sublime, che porta a dubitare della sanità mentale del suo autore.
Non è pazzo Kim Ki-Duk, è pazzo chi non lo ama alla follia.

Strength and a beautiful sound like in the tautness of a bow…
I want live like this until the day I die.

Emanuele Di Nicola
Voto: 8




BarattiBellucciCaporroCatoniCocciaDi NicolaPacilioRanalli
6 7.5 8 9 6.5 8 5.5 7
Rangoni Machiavelli
7

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