ANYTHING ELSE

(Anything Else )

di Woody Allen
TRAMA

L'amicizia tra il giovane scrittore Jerry Falk, coinvolto in una storia d'amore con la spregiudicata Amanda, e il vecchio comedian David Dobel.


RECENSIONI
(don’t) vary the song

Chiariamo un punto: ANYTHING ELSE non è meglio dei più recenti film di Allen (è certo superiore allo stinto HOLLYWOOD ENDING, ma non si avvicina neppure per scherzo a gioielli come ACCORDI E DISACCORDI e LA MALEDIZIONE DELLO SCORPIONE DI GIADA) e non provoca risate omeriche (strappa a più riprese sorrisi mesti, non tanto per la qualità altalenante delle trovate quanto per la sostanza al fiele che percorre il testo). Ma certamente, Allen è sempre Allen: quest’opera chiaramente minore non si segnala solo per il consueto e ultracertificato garbo dell’esecuzione, ma anche per la proposta di spunti interessanti sebbene non adeguatamente approfonditi. Più che ai canoni cinematografici, l’opera audiovisiva del regista si riferisce in modo esplicito, fin dagli esordi, a quelli letterari: ogni esemplare del nutrito corpus rimanda a una forma narrativa, dal racconto breve (CRIMINALI DA STRAPAZZO e un po’ tutti i film accusati di fondarsi “su una sola idea”) al testo (meta/)teatrale (LA DEA DELL’AMORE, PALLOTTOLE SU BROADWAY), dalla barzelletta (EDIPO RElitto) al romanzo (MANHATTAN, HANNAH E LE SUE SORELLE), alla (auto?) biografia (PRENDI I SOLDI E SCAPPA, STARDUST MEMORIES). ANYTHING ELSE tenta una traduzione visiva della stand-up comedy, primo amore professionale di WA: un racconto in prima persona, in cui il ruolo basilare (anche perché unico) spetta a una voce (uno sguardo) che si pone come filtro fra il mondo fittizio (ma non troppo…) creato dal comico/narratore e quello reale (ma è davvero così?) della sala. Gli improvvisi primi piani che spezzano il moto sinuoso e uniforme dei come sempre fulgidi piani sequenza, i numerosi sguardi in macchina del protagonista in & over (al tempo stesso dentro la rappresentazione, personaggio fra gli altri, e al di fuori di tutto, narratore che mescola liberamente ricordi e fantasie), gli scarti spazio-temporali (lo split screen incastonato, la struttura episodica e casuale) sono le non sempre efficaci armi con cui Allen crea questo one man show che gli permette di giocare col proprio repertorio (il riciclaggio – anche spudorato – di gag e battute è la regola chiave nella partita comico vs. pubblico).
ANYTHING ELSE è davvero soltanto un film per fan necrofili, (mono)maniaci dello stile alleniano, enciclopedici conoscitori capaci e desiderosi di apprezzare riferimenti alquanto criptici [il rapporto Jerry – Amanda è una variazione sul tema del racconto “Il giudizio divino” (Effetti collaterali, 1981), di cui sono sciolti in farsa i blandi toni incestuosi], felici non di scoprire il nuovo ma di rinvenire una traccia dell’antico. La vera anima del film, Dobel, è, ancora una volta, una citazione: il personaggio – Allen non è diventato un tipo virilmente calmo né un argentato distinto e, malgrado la furia devastatrice, non perde i filini di bava dalla bocca né vaga per i mercatini con la borsa della spesa sbraitando contro il socialismo (l’incipit di IO E ANNIE, altro monologo cinematografico), ma è un maestro di vita deciso a svelare al riluttante alunno (Biggs, la proiezione perfetta) l’insensato (ma non troppo) senso delle umane vicende. Freud, deriso nel personaggio del pleonastico terapeuta, è al timone di una nave che segue la scia di ANOTHER (WO)MAN (la scomparsa di Dobel al termine della drastica cura cui ha sottoposto Jerry). Il carattere disomogeneo del film non fa che esaltare il valore dei singoli elementi coinvolti; in un cast sublime spicca, col citato Biggs, l’adorabile (anti)eroina Ricci (magnifica sintesi dei due grandi tipi fissi del panorama alleniano, l’oca à la Olive di PALLOTTOLE SU BROADWAY e la donna-guaio à la Mary di MANHATTAN).

Stefano Selleri
Voto: 6.5




BellucciDi NicolaPacilioPelleschiRangoni MachiavelliSelleriTroni
7 4.5 4.5 5 7.5 6.5 5

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