ANCHE LIBERO VA BENE


di Kim Rossi Stuart
TRAMA

Tommaso vive con il padre e la sorella maggiore. La madre va e viene. Ci sono problemi economici. Tommaso non è felice.


RECENSIONI
Ma anche no

Tommaso cammina sull'orlo dei tetti, a un passo dal vuoto, perennemente in bilico: la sua vita è sospesa fra il conformismo timoroso e la ribellione innocente, le coccole traditrici e il pianto interdetto, alla spasmodica ricerca della sintonia con il padre, un ragazzo più immaturo e instabile dei figli. Il ritorno della madre sembra riportare la famiglia a una specie di normalità, ma i bambini (che, naturalmente, ci guardano) sanno perfettamente quanto siano precarie le riconciliazioni, in un mondo di adulti rancorosi ed emotivamente repressi. L'esordio registico di Kim Rossi Stuart è a tutti gli effetti una fiction da prima serata in una sola puntata, a base di dialoghi inascoltabili, recitazione enfatica (di tutti, compresa una deludente Bobulova nei panni della madre reietta), metafore modeste (l'individualismo del nuoto vs la squadra di calcio) e una voglia matta di chiudere in maniera "edificante" il romanzo di formazione (Tommaso prende coscienza delle sue responsabilità nei confronti del padre e... rinuncia alla settimana bianca).
Il vero problema, però, è costituito dalla regia, che sciupa il potenziale (modesto, ma esistente) della vicenda narrata. Rossi Stuart tenta di vivacizzare il quadro con inquadrature ad effetto (lo zoom sui volti di Tommaso e della madre, angosciati dall'imminente arrivo del padre; la sequenza della gara di nuoto, con le sue inutili acrobazie; l'incubo, quasi trash nel suo delirio parafreudiano) e dimentica, così facendo, di sottolineare quello che avrebbe potuto essere il punto di forza del film, vale a dire il senso di oppressione che scaturisce da una realtà (familiare, scolastica, sportiva) di dolorosa fissità, capace di svuotare parole e gesti di ogni traccia di significato. Prendiamo ad esempio la sequenza del ritorno della madre di Tommaso: un saggio di manierismi isterici, una scen(at)a che trascura l'unico elemento essenziale, vale a dire il fatto che tale ritorno non è il primo né l'ultimo, nella storia della famiglia (questo lo apprendiamo da una battuta di Tommaso, ma un regista non ha bisogno dei dialoghi per comunicare allo spettatore un'informazione del genere).
E' chiaro, non tutti possono essere Solondz, Téchiné o Truffaut. Ma, proprio per questo, un tema come quello dell'infanzia ferita non dovrebbe essere affrontato con tanta ammiccante superficialità.

Stefano Selleri
Voto: 3




BellucciSelleriZambenedetti
6 3 8.5

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