AMORFU'


di Emanuela Piovano
TRAMA

La giovane idealista Elena, specializzanda in psichiatria, lavora in una casa di cura. Premurosa e gentile, rimane colpita da uno dei ricoverati, Fausto, musicista represso più volte ricoverato a forza. Amor sarà?


RECENSIONI
Melodrammorfù (Costanzo docet)

Basta citare e rendere omaggio all’immenso folle amore rivettiano per accattivarsi la critica? Assolutamente no, soprattutto se manca la torta su cui deporre questa ciliegina cinefila… Lo pseudo-melo’ della Piovano è fallimentare sotto tutti i punti di vista. La regista fallisce nell’arduo tentativo ridefinire i canoni di un genere difficile da ritrattare e rielaborare in chiave post-moderna, a meno che non si abbiano la sensibilità, l’acume e l’intelligenza di un Almodovar, di un Haynes, di una Campion. Cade nel ridicolo ogni volta che cerca di prendere di petto la materia potenzialmente infuocata e rivelarne smaccatamente gli aspetti più eccessivi e deliranti, non riuscendo nemmeno a raggiungere un obiettivo essenziale per qualunque autore di melodrammi, conditio sine qua non per la sua riuscita: il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Quest’ultimo, non appagato da un’impossibile identificazione secondaria, è trascinato in un gioco al massacro manierato e freddo in cui le schermaglie amorose, impossibili ed incredibili, sembrano nate morte. La ridicola sceneggiatura non riesce a dar corpo e concretezza a figurine appena abbozzate (sappiamo bene quanto in un melo’ i personaggi debbano essere di carne e di sangue). I dialoghi amorosi si alternano a quelli didascalici senza soluzione di continuità in un’interminabile catena di sequenze ad episodi di disarmante ovvietà: i primi sembrano scritti dagli “autori” di Vivere, i secondi da un Piero Angela in vacanza a Porto Cervo. Anche dal punto di vista formale, il film non soddisfa ed anzi infastidisce, a cominciare dallo stile finto-barocco, tutto movimenti di macchina molto à la page e primi piani con ovvio effetto flou, per non parlare poi della scriteriata direzione degli attori, costretti a bamboleggiare come marionette rozzamente mosse da un burattinaio inetto (vedi la povera ed altrove brava Sonia Bergamasco). Discutibile il gran rifiuto del suono in presa diretta. Presentato in concorso al Festival EuropaCinema di Viareggio (sic! sic! sic!), alla prima è stato accolto da due applausi (quelli dei produttori), da altrettanti fischi e da un assordante silenzio. Meglio, dunque, stendere il pietoso velo su questo pietoso melo’

Manuel Billi
Voto: 3




Billi
3

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