BAMBOLE RUSSE

(Les Poupées Russes )

di Cédric Klapisch
TRAMA

A pochi anni dallo storico Erasmus in Spagna, Xavier si ritrova scrittore (poco) affermato, uomo (poco) cresciuto e amante (poco) fedele...


RECENSIONI
Peter Pan? Encore!

Cédric Klapisch torna a reggerci lo specchio davanti alla faccia con fare sardonico e irriverente, sorridendo delle nostre nuove rughe con solidarietà divertita ma non del tutto complice. L’Auberge Espagnole si riapre a Parigi, cinque anni dopo la sua chiusura per sopraggiunto limite di età. Xavier è meno ingenuo e sicuramente più cinico, ma altrettanto insoddisfatto e irrequieto. Apprendiamo quasi subito che la sua ricerca – di stimoli, di gratificazione professionale, ma soprattutto del vero amore – è ben lungi dall’essere terminata: d’altronde, come potrebbe, vista la minuscola, insignificante distanza che separa i venti dai (ehm…) trenta? Più o meno consci di essere affetti dalla ormai celeberrima sindrome di Peter Pan, i personaggi che avevano animato l’affollato appartamento di Barcellona sono tutti qui, qualcuno a Parigi, qualcuno a Londra, e qualcuno perfino a Pietroburgo. Giornalisti, scrittori, tecnici delle luci, tutti alle prese con storie più o meno felici, tutti a rincorrere ideali di bellezza, di affiatamento, di serenità. Tutti a cercare la risposta che sembra essere sempre più lontana man mano che gli anni passano.
Sempre fresco nello stile e nelle soluzioni narrative, il film tradisce una visione della vita meno ottimistica del suo predecessore, in perfetta sintonia con l’età dei suoi protagonisti e delle loro elucubrazioni. Forse proprio per questo a volte la pellicola stenta ad emozionare tanto quanto la precedente, e lascia trasparire gli escamotage ideati in fase di scrittura per far quadrare i conti. Ad ogni modo, Les Poupées Rousses, con tutti i suoi piccoli difetti di interpretazione e le sua ingenuità affabulatorie, riesce a colpire dritto al cuore tutti i trentenni (o quasi) che si sono ritrovati ad avere, almeno una volta, gli stessi tormentati pensieri di Xavier, e forse avrebbero voluto essere in grado di coniare la similitudine – tanto semplice quanto geniale – incastonata nel titolo della pellicola. Giusto per sentire che la loro sensibilità di un tempo non gli ha voltato per sempre le spalle, giusto per poter prolungare quel sentimento di dolce amarezza che accompagna tutti i sogni realizzati solo a metà, giusto per trovare il tempo per finire quel puzzle lasciato incompleto qualche anno fa perché l’aereo per Barcellona era in partenza…

Alberto Zambenedetti
Voto: 6.5




BellucciZambenedetti
5 6.5

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