GOTHIKA

(Gothika )

di Matthieu Kassowitz
TRAMA

Una psichiatra che lavora in un manicomio criminale è internata per un omicidio che non ricorda di avere commesso.


RECENSIONI
The Glass House

La superficie di uno specchio d’acqua fa intravedere una PERSONA che si vorrebbe sepolta per sempre nella Rete (delle menzogne familiari): un sogno (in) comune e i palpiti del cuore rivelatore prevarranno sulle forze oscure che torturano la ragione per obbedire nel modo migliore(/peggiore) ai propri demoni. LE VERITÀ NASCOSTE (produce, fra gli altri, Robert Zemeckis) non sono mai state così evidenti, dichiarate, ostentate: del resto, a Kassovitz interessa – come indica il titolo – sezionare (IN THE CUT…) il corpo del racconto fantastico di sapore romantico, (ri)percorrendo all’ultimo respiro (non senza stecche e punti di stanca) la tessitura di un genere che abbraccia (e non di rado stritola) più di un’arte. GOTHIKA mescola le pozioni distorte e rivelatrici di Francis Bacon alle macchie di fango e sangue di Pollock e a spruzzi di Doré (la scena della doccia), percorre un livido ospedale/maniero/acquario con l’occhio sbarrato di PSYCO, insegue fanciulle decomposte da doppi collezionisti, si tuffa nelle fauci della follia per raggiungere l’ingannevole rifugio (la cabina di regia) ove le innocenti (non) tacciono (più). Malgrado uno script che assume a più riprese i toni dell’opuscolo divulgativo (le sedute di psicoterapia), il film offre momenti di affilata tensione (alleggeriti e insieme rafforzati da inattesi contraccolpi grotteschi), soprattutto quando mette fra parentesi le urgenze tramiche (la vendetta, oh la vendetta…) e si concentra sulla figura della protagonista (una convincente Halle Berry), preda di una cecità destinata a evaporare di fronte al raggrumato rewind delle proprie REPULSIONi. GOTHIKA può essere irritante nella sua (fin troppo) millimetrica ansia citazionistica, ma riesce spesso a iniettare tale ansia in chi guarda. Ed è guardato?

Stefano Selleri
Voto: 6



Il declino di un autore

Che gusto c'è ad anticipare tutti i "buh!" di un film horror? Davvero nessuno. Ed è quello che accade nella trasferta americana di Mathieu Kassovitz, che dal successo internazionale de "L'odio" del 1995 pare non essersi più ripreso. Il sopravvalutato "I fiumi di porpora", pur ricalcando l'action-thriller d'oltreoceano e nonostante un finale pessimo, aveva un certo mordente. "Gothika", invece, gode solo di una confezione accurata, mentre per il resto annaspa nel nulla. è sicuramente girato meglio di come è scritto, ma nonostante i ricercati punti di vista delle inquadrature ed una macchina da presa in continuo movimento, la tensione latita alquanto e lo spettatore è sempre un paio di minuti avanti rispetto ai personaggi. Il difetto principale è l'anonimato. Si adatta ad un genere, l'"horror soprannaturale", ma si limita a cavalcarne i clichè riciclando con poca inventiva (tra gli altri, "Il sesto senso", "The ring", "Le verità nascoste"). La storia fa acqua da tutte le parti e ricorre per l'ennesima volta al fantasma in cerca di quiete e assetato di vendetta. Come sempre più spesso accade le presenze ultraterrene spingono gli sceneggiatori a giustificare qualsiasi stupidaggine. Perché, ad esempio, un'entità ectoplasmica capace di lasciare messaggi sul corpo non scrive direttamente il nome dell'assassino al posto del criptico "Not alone"?. O perché, ancora, un fantasma in grado di materializzarsi, e di riempire di botte la protagonista, non si vendica da solo senza tanti intermediari? Ma è inutile porsi domande. Purtroppo, però, il film non riesce a catturare al punto da annullare la razionalità. Quanto agli interpreti, Halle Berry è talmente convinta da irritare nel tentativo di nobilitare con i suoi sforzi il film e non evita il ridicolo con battute tipo "Non sono pazza, sono posseduta!". Penelope Cruz fa le prove generali per "Non ti muovere" e Robert Downey Jr. è relegato a semplice mescola-carte. Per ultimo, che c'azzecca il titolo? Forse, oltre a suonare bene, deriva dal progetto produttivo della "Dark Castle" che da qualche anno prova a rinverdire i fasti degli horror gotici anni Sessanta. Ma se "Il mistero della casa sulla collina" e "La nave fantasma", pur senza entusiasmare, riuscivano ad intrattenere, questo "Gothika" si avvicina di più al fallimentare "I tredici spettri". L'involucro è più sofisticato, il cast più acchiappa-pubblico, ma la carenza di idee è la stessa.

Luca Baroncini
Voto: 4.5



Attraverso lo specchio

Sottoposto frettolosamente a lapidazione, GOTHIKA è una sorta di Alice in wonderland giocato sul rovesciamento: l’altra parte del vetro è rinchiusa tra le bianche pareti manicomiali, dove si muovono strani, meravigliosi animali. Uno spartito cifrato è iscritto nel disturbante leggio della Follia (i compagni di reclusione), da comprendersi soltanto mentre evapora il liquido che diluisce lo sguardo sull’immagine (acqua sullo specchio, sangue sulla foto). Un’idea in terribile solitudine, certo, poggiata su stereotipi e levigata da cadute di stile (“Non sono pazza. Sono posseduta” – “Non credo negli spiriti ma loro credono in me”), ma paradossalmente il globale rivela una delle opere migliori di Kassovitz: lontana è la trasgressione forzata e l’enigma eterozigote, affiora quella stringatezza che rende efficace la dinamica (un doppio exemplum su tutti: l’uso dei liquidi coniugato alla materia attoriale martoriata à Miranda che si cela nell’acqua). Per una volta: l’ostentazione di ludhika goticità, dove il giocattolone è impazzito e continua a ruotare su sé stesso sino all’infinito (l’apparizione conclusiva). A chi cerca ordinata coerenza basti un pazzo riferimento illuminante: “La logica è sopravvalutata”.

Emanuele Di Nicola
Voto: 6




BaronciniCatoniDi NicolaPelleschiSelleriTroni
4.5 4 6 3 6 6.5

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