AMNÈSIA


di Gabriele Salvatores
TRAMA

Ad Ibiza si incrociano imprevedibilmente le storie di un pornografo e sua figlia, di un piccolo e maldestro spacciatore e di una valigetta piena zeppa di cocaina, del capo della polizia locale e del figlio sbandato e tossicomane, di un’ambigua ristoratrice, di un obeso e malinconico corriere della droga, di un gestore di discoteche cinico e lombardo. Il tutto verso l’inevitabile ok corral…


RECENSIONI
Memoria Metacinematografica

Esiste una memoria stomatologica? Questo era l’interrogativo con cui Salvatores ci aveva lasciato alla 57º mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Certamente esiste in lui una vivace memoria cinematografica, e Amnèsia lo afferma fermamente attraverso una rete di prestiti e citazioni che, mescolati ai temi tanto cari e spesso riproposti dal regista, si costituisce in una storia esile ma spassosa, intricata in modo non sempre felice, ma sorretta da interpreti sufficientemente in parte. Il caso ha un ruolo di prim’ordine, ed interviene spesso a dipanare la matassa degli avvenimenti di questi personaggi outcast – molto “à la Salvatores” – che guardiamo da due punti di vista separati, prima da quello degli italiani trapiantati ad Ibiza, poi da quello degli abitanti dell’isola, fino all’inevitabile ricongiungimento finale in quella che è la discoteca simbolo delle sue trasgressive notti, l’Amnèsia per l'appunto. C’e la manifesta citazione della celebre valigia kubrickiana da Rapina a mano armata (The Killing, 1955), e dello stesso film Salvatores prende in prestito anche l’uso non lineare del tempo, con la re-visione delle sequenze, pratica che tanto ha reso popolari le pellicole di Tarantino. Il tutto è raccontato fra split screen, fast forward e rewind graffiati, secondo la tendenza di quel cinema contemporaneo che resta sospeso fra l’essai e il commerciale, fra David Fincher e Guy Ritchie, tuffando il film in un reticolo di memorie cinematografiche e di riflessioni sullo stesso. Ed è sullo stesso terreno che Salvatores continua a muoversi, offrendo sia spettacolo – a tratti decisamente spassoso, anche se non aggiunge nulla di nuovo alla sua collaudatissima poetica, stavolta concentrata sul confronto generazionale – sia concessioni agli spettatori più attenti e preparati. Ovvero, a quelli meno smemorati.

Alberto Zambenedetti
Voto: 7




BaronciniBellucciZambenedetti
5 5.5 7

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