A MIA SORELLA!

(A ma soeur! )

di Catherine Breillat
TRAMA

Vacanze estive di due sorelle appartenenti a una ricca famiglia francese. Anais (soprappeso, timida e impacciata, splendidamente interpretata da Anais Reboux) assiste all'educazione sentimentale e ai primi turbamenti sessuali della bellissima sorella Elene (Roxane Mesquida, al suo terzo film, esordì in "Marie della baia degli angeli"), la cui verginità è insidiata da Fernando (Libero De Rienzo, "Asini" e "La via degli angeli"), un ragazzo italiano di famiglia altoborghese.


RECENSIONI
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Io Donna

La tristezza adolescente di Anais dondola sulle note ossessive di una cantilena, si nutre di immaginari amanti da prendere e lasciare, s'infuoca nel confronto con una sorella più magra e più bella, mescola i sentimenti, confonde amore e odio. Anais e Helena, due facce della medaglia femminea: la prima, incisa come soggetto, non si cura della verginità, non le importa con chi la perdera', fastidioso fardello del quale liberarsi al più presto, senza riempirlo di significati posticci; Helena vuol concedere la sua prima volta ad un uomo che ami e da cui sia amata e quindi, nell'ingenuità che pervade la sue disinvolte scorrazzate per il mondo, si fa oggetto per il maschio, il predatore di turno. La lunga scena dei due ragazzi sul letto, spiati da Anais che finge di dormire, vive di un dialogo che ha tutto il fascino dell'ovvio: il ricatto di lui è sottile e banale, si fonda sul solito luogo comune della prova d'amore, gioca sporco sui sentimenti, sottende solo carnalità. Se penetrazione vaginale non ci può essere che sia anale. Se penetrazione anale è stata che segua pure una fellatio: in nome dell'amore. La deflorazione è solo a un passo e segue un altro scontato itinerario in cui si continua a confondere le carte, a intorbidire le acque, a scommettere sui i nomi da dare alle cose, ai simboli che le rappresenterebbero. Il gioco è lurido, non lo è Helena che si decide a subirlo, non lo e' Anais che lo scruta: "storie di culo", un anello mistificatore, la minaccia di una visita ginecologica. Poi l'ottusità borghese a spasso per un'autostrada minacciosa alla fine della quale tutto muta, tutto si fa correttamente irrilevante. Di fronte alla morte le cose riacquistano la loro dimensione.á
La Breillat gira un film manicheo, programmatico, in cui il maschio costituisce un riferimento negativo (il ragazzo italiano è un furbo opportunista che abusa dell'ingenuità di Helena, il padre di lei un uomo insensibile e disattento). Ma è anche il corto circuito tra mondo adolescente ed adulto a manifestarsi problematico: i genitori sono entrambi vittime del loro perbenismo, figlio di un concetto maschilista che sventola la verginità come un vessillo, che umilia la bruttezza, che scorge nella bellezza un bene deturpabile da preservare ad ogni costo. Nonostante il progetto "a tesi" l'opera funziona, colpisce con la verità di alcuni momenti, supera l'ostacolo di un'eccessiva letterarietà con spunti felici, di rara intensità. Di fronte a un registro così rigoroso stona un po' la scena dell'intervista in tv, in cui in un modo didascalico che poco si combina col resto del film, sentiamo una donna di spettacolo (che facilmente identifichiamo con l'autrice) parlare della rappresentazione del sesso e del ruolo che le si attribuisce. Giustificare o sottolineare le proprie scelta artistiche irrigidisce tutto, soprattutto in un'opera che aveva mantenuto fino a quel momento un equilibrio, anche stilistico, ragguardevole.á
Sempre protesa alla rappresentazione di un sesso sessuale, mai sensuale, piuttosto aemozionale e nevrotico, la Breillat si libera degli eccessi cervellotici di ROMANCE e gira un film sì volutamente provocatorio, ma in cui la provocazione si innesta in una riflessione che, condivisibile o meno, appare lucida e precisa, a tratti disperata. Colpisce, in un finale brutale e bellissimo (ma tutta l'ultima parte ha forza e tensione) l'indifferenza di Anais per la morte della madre e della sorella. E', probabilmente, l'indifferenza per un mondo che non la capisce, la stessa che tocca alll'identità del defloratore, perché quella che l'esterno percepisce come una violenza, per Anais e' solo un atto, per quanto traumatico, liberatorio. Un trauma che le portera' via sorella madre e verginita'...

Luca Pacilio
Voto: 7




BellucciBilliDi NicolaGarellaPacilioTrinchero
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