L'ALTRO LATO DEL LETTO

(El Otro Lado de la Cama )

di Emilio Martínez Lázaro
TRAMA

Appena mollato dalla fidanzata Paula, Pedro cerca conforto nell’amicizia di Javier e della di lui compagna, Sonia. Ma Javier è l’uomo per cui Paula ha lasciato Pedro…


RECENSIONI
Il mediocre fascino del tradimento

A Madrid come a New York/Parigi/Venezia, TUTTI DICONO I LOVE YOU ma nessuno crede alle parole (altrui): due coppie intrecciano una ronde di sesso e bugie, tanto invaghita delle simmetrie da riproporre, nel finale, le combinazioni di partenza. La danza dei ri/sentimenti sarà causa di non poche rivoluzioni, ma si sa, lontano dagli occhi… L’ALTRO LATO DEL LETTO si propone come curioso ibrido di commedia romantica e farsa sbracata, fra situazioni e caratteri speculari fino allo schema(tismo), greve umorismo, sofisticata ironia, tenerezza, sensualità e inserti musical: peccato che il tutto si riveli un pasticcio maldestramente accomodato, una tediosa rimasticatura di un po’ tutte le contaminazioni commedia – canto&ballo viste negli ultimi tempi (sono facilmente identificabili i girotondi sentimentali di Allen, le coreografie impeccabili e lievemente antiquate del Branagh di LOVE’S LABOUR’S LOST, le sottolineature sopra le righe del MOULIN ROUGE luhrmanniano, la festa di non-riconciliazione allestita – con ben altra incisività – dal Resnais di ON CONNAIT LA CHANSON). I dialoghi, di desolante prevedibilità (e, il che è la cosa più grave, quasi mai divertenti), densi di luoghi comuni ripescati dal repertorio della nouvelle vague comica targata Europa (gli ammiccamenti omosessuali, la timida derisione del machismo, maschera delle insicurezze del maschietto moderno), sono ulteriormente ingoffiti da una regia impersonale, incapace di ottenere dagli attori (certamente carini e simpatici) qualche increspatura espressiva (ci si limita al modello basic: coi vestiti e senza) o di rendere interessanti le tonnellate di campi, controcampi, carrelli (poco) acrobatici accatastate metro di lucidata pellicola dopo metro.
Un festival della prevedibilità, forse deliberato [la collega di Javier, una svitata che snocciola elenchi ed enuncia incessantemente – e in perfetta buona fede – luoghi comuni, è in fondo il solo personaggio realmente degno d’amore (vedi l’epilogo)] ma incapace di usare gli stereotipi [i ritmi (comici e non), la musica pop, i passi di danza] per raggiungere l’astratto, di cesellare un sogno audiovisivo partendo da un materiale correttamente e piattamente televisivo (produce Tele5), di celebrare la feroce bellezza della finzione artistica basandosi su un canovaccio da fiction. Play it again, Emilio.

Stefano Selleri
Voto: 4




Selleri
4

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