ALIEN VS. PREDATOR

(Alien vs. Predator )

di Paul W. S. Anderson
TRAMA

Un’equipe di scienziati viene messa insieme in occasione di un’ambiziosa spedizione in Antartide.


RECENSIONI

Quando ci si dirige al cinema per vedere un film il cui titolo e’ riassunto in una sigla, ci si ripete di non avere aspettative troppo alte. Quindi, se il film si rivela anche minimamente gradevole e interessante, si e’ piacevolmente sorpresi. Lungi dall’essere all’altezza delle grandi pellicole di cui questo AVP viene a costituire, almeno sulla carta, il prologo, il film almeno non interferisce troppo con la mitologia di quei personaggi che hanno abitato la saga per piu’ di vent’anni. Anzi, in una certa misura, si nutre di quelle atmosfere (anche schierando in campo un attore feticcio come Lance Henriksen) e articola una complicata appendice a quello stesso insieme di valori, di riferimenti, di suggestioni. AVP e’ costruito secondo gli schemi classici del cinema di avventura: la formazione della squadra, la presentazione dell’incarico, l’avventura vera e propria, gli imprevisti, e la risoluzione. Fortunatamente, c’e’ abbastanza spazio dedicato alle prime due fasi, proprio come nei suoi illustri predecessori, e la terza fase resiste agli attacchi del ridicolo con sufficente dignita’. Certo, come e’ inevitabile, prima o poi capitola. Ma si tratta piu’ di uno scivolone che di un tonfo, almeno se si guarda al film con l’occhio benevolo dello spettatore avezzo allo scifi, o meglio se si possiede almeno una maglietta con la scritta I want to believe. Nonostante Raoul Bova – che comunque si lascia andare ad un inside joke fra lui e il pubblico che mastica un po’ di italiano – il film scivola via e diverte, muscolare e cervellotico al tempo stesso, evocando una fitta rete di rimandi e citazioni. Il giudizio complessivo si puo’ riassumere in due immagini chiave: pollice alto per le scene di lotta fra le due creature, che sono veramente degne dei migliori action movies in circolazione. Pollice verso per lo squallido finale aperto, che non solo evoca – conferendogli un valore farsesco – la strizzatina d’occhio in Freddy vs. Jason, ma interferisce con la mitologia della saga di Alien, che gli altri film erano finora stati attenti a non intaccare. In un’epoca in cui si paventano i mutamenti genetici, vedere per credere.

Alberto Zambenedetti
Voto: 5.5



COMMENTI

Il film di Anderson ha forti radici fumettistico-videoludiche, oltre che (ovviamente) cinematografiche. Già nel 1990 le due creature si erano incontrate sia al cinema che “sulla carta”: lo stesso anno, infatti, mentre nel mediocre Predator 2, di Stephen Hopkins, un teschio/trofeo Alien-o faceva bella mostra di sé (per pochi secondi) sull’astronave di un Predator-e, usciva nelle edicole americane il fumetto Aliens vs Predator in cui si narrava di come i valorosi Predators misurassero la propria forza cacciando orde di alieni che si erano precedentemente preoccupati di “lanciare”, in forma di uova, su poveri, ignari pianeti. Da allora, l’incontro-scontro tra le due specie è proseguito con cadenza piuttosto regolare nei fumetti ma anche, soprattutto, in una serie di videogiochi (la maggior parte dei quali First Person Shooters à la Doom, con tanto di marines a fare da terzo incomodo) che ha interessato un po’ tutte le maggiori piattaforme (Atari Jaguar, PC, SNES, GameBoy e in tempi recenti anche PS2 e XBox). Il cinema è rimasto invece in sostanziale silenzio, alimentando la mitologia di Alien con altri due film (Alien3 e Alien Resurrection) ma tacendo destini e vicissitudini del buon Predator e del suo pericoloso hobby. Anderson ha così deciso di proseguire il suo rapporto privilegiato coi videogiochi (Shopping, Mortal Kombat, Resident Evil) e di ripartire, tramicamente parlando, dal fumetto (la storia del suo AvP ripropone infatti il tema della “caccia all’Alieno” ideata a suo tempo da Randy Stradley). Il cinefilo “puro”, che non ha mai letto il fumetto e non conosce i videogiochi, rimarrà forse un po’ sorpreso nel ritrovarsi un Predator in qualche modo nobilitato e “deontologicizzato” rispetto alla macchina da carneficina vista nei due film, e si scoprirà altresì dolorosamente stupito nell’affrontare la realtà del proprio beniamino Alien, dalla ben più solida mitologia cinematografica, sostanzialmente ridotto a potente preda (ma pur sempre preda), ciclico oggetto di un “ripopolamento e cattura” più consono a fagiani e leprotti che a mostri spaziali di cotanto blasone. Ma tant’è. Superata questa “sorpresa” iniziale, quello che ci si ritrova tra le mani è un prodotto medio che di rado sconfina nel mediocre, attento a non intaccare la coerenza delle/con le rispettive cosmogonie di riferimento e costruito sulla più classica (e ritrita) delle strutture filmiche fantaorrorifiche (“manipolo di avventurosi si inoltra in luogo ‘altro’ e dopo un terzo di pellicola preparatorio succede il finimondo – prefinale con scontro epico – finale a sorpresa”). Anderson, il cui film migliore rimane comunque il sottovalutato e davvero “pauroso” Event Horizon, conferma la propria competenza cinematica scevra di picchi e picchiate e dimostra quantomeno rispetto per il suo pubblico (i fan delle due creature non se la sentiranno di lamentarsi troppo), ma soffre un po’ del complesso del “film per tutti”: ad AVP avrebbe sicuramente giovato un po’ di gore in più ed un approccio generale più “estremo”, al posto del troppo insistito gioco col fuori campo che sicuramente piace a censori (e distributori) ma che rischia di indispettire l’hardcore fan della/e serie. Fitta la rete di rimandi al/ai film della/e serie (la grata con la sagoma dell’alieno, nella “stanza dei sacrifici”, riproduce l’immagine stampata sui manifesti di Alien3) ma sono molte anche le citazioni di altre pellicole (il tempio trappoloso à la Indiana Jones, l’ambientazione glaciale de La Cosa). Ingenuamente “a effetto” il finale col mostro-poppante ibrido, ma non campato in aria e congruente con la biologia Alien-a: in Alien3 abbiamo appreso che il mostro muta la propria morfologia a seconda del tipo di organismo che lo ospita (lì era un cane, e infatti ne uscì un Alien quadrupede, qui un Predator

Gianluca Pelleschi
Voto: 6




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