AL CALARE DELLE TENEBRE

(Darkness Falls )

di Jonathan Liebesman
TRAMA

Nel prologo apprendiamo che 150 anni fa, nella cittadina di Darkness Falls, la simpatica vecchietta Matilda Dixon dava un soldino ai bambini che le portavano i loro dentini da latte. Un giorno due bambini scompaiono, Matilda è accusata ingiustamente di averli uccisi e viene linciata dalla folla; dopo la sua morte questa “fata dentina”, mascherata perché sfigurata dalle fiamme, ha cominciato a tormentare i bambini di Darkness Falls nel buio delle loro camerette...


RECENSIONI
Al Calare Delle Palpebre

Dopo anni di imbarazzato silenzio, l’Horror torna dunque a infestare le sale. Sembrava morto e sepolto, buono solo per ironiche de-strutturazioni autoreferenziali (Scream), invece è resuscitato in abiti più adulti e presentabili (Il 6es6to 6en6o) e piano piano ha ripreso coraggio, con una sequela di pellicole interlocutorie che hanno comunque aperto la strada a un blockbuster come The Ring che con poco sforzo creativo (il film, come noto, è il remake del nipponico Ringu) ha cavalcato e insieme alimentato la new wave sempre più (numericamente parlando) impetuosa. Ma quali carte gioca l’horror (post)moderno? Apparentemente quelle degli archetipi “spaventosi”, incentrate sul trinomio buio-fantasma-uomonero. Che sia il Giappone (le fantasmine dei Nakata-iani Ringu o Dark Water), la fertile Spagna (il buio di... Darkness) o gli onnipresenti e opportunisti USA (l’uomo nero del BuonBmovie Jeepers Creepers) non fa molta differenza: i Tasti Della Paura da (s)premere sembrano sempre quei due o tre. Ora il punto è: perché questa inutile introduzione troppo breve per anche solo avvicinarsi all’esaurire l’argomento ma già abbastanza lunga per farvi cliccare sul tasto “indietro”? Perché su Darkness Falls, in tutta franchezza, non mi viene nulla vagamente interessante da scribacchiare. Che dire? E’ un Horror con protagonista una spaventosa Fata Dentina (sic!) che tormenta i bambini al calare delle tenebre. Non si cerchino, però, né coerenza narrativa (la donna nera ammazza un po’ a casaccio e la penombra non sembra farle così schifo), né paura (i pochi sussulti che arrivano sono dovuti a sparate audio che qualunque otorino non esiterebbe a sconsigliare) né effetti speciali degni di nota (la “creatura” di Stan Winston è roba da film tv su Italia1) né recitazione (difficile per un attore “credere” in una sceMeggiatura simile) né regia (che quando va bene, come nella sequenza della prima apparizione della Fata Dentina, naviga nella routine più vieta). D’altra parte, già il prologo preparava al fallimento, con quelle immagini statiche in giallo-nero e la voce narrante che introduce la vicenda: in pochi secondi strappano il primo sbadiglio disinteressato e il primo dubbioso aggrottar di fronte, naturale reazione ad un’esposizione tramica da subito incongruente e farraginosa. Darkness Falls doubtless fails.

Gianluca Pelleschi
Voto: 2




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