L'ALBA DEI MORTI DEMENTI


di Edgar Wright
TRAMA

Il piattume dell’esistenza larvale di Shaun, giovane hopeless di un’anonima provincia inglese, viene sconvolto dall’arrivo dei morti viventi


RECENSIONI

Shaun of the dead (da noi La notte dei morti dementi, purtroppo le consuetudini italiche sono abituate a passare sopra le raffinatezze linguistiche con la delicatezza di un rullo compressore, infischiandosene beceramente di tutto e di tutti) è il classico film già cult prima del suo annunciarsi come tale. Effettivamente la premiata ditta Edgar Wright-Simon Pegg (rispettivamente regista e attore protagonista, entrambi co-sceneggiatori) ce la mette tutta per costruire un giocattolo strutturandolo su un indefesso vorticare di acrobazie visive e verbali (impreziosite da autentiche capriole di citazioni in un felice amalgama di materia organica e linguistica) che garantisce un continuum di gioia per la mente e per gli occhi. L’esilarante duo Wright-Pegg non costituisce il primo caso (e di sicuro nemmeno l’ultimo) di sfruttamento dell’operazione parodica per rifunzionalizzare in chiave di divertissement duro e puro la metafora romeriana dei morti viventi (o zombi che dir si voglia), anche se il discorso metaforico in Shaun of the Dead risulta decisamente in funzione della catarsi comica: tutto il portato concettuale che in Romero fungeva da dirompente sottotesto socio-politico qui diventa divertito flusso di situazioni grottesche finalizzate a far deflagrare i meccanismi del riso, l’invasione di morti viventi è l’evento più stupefacente e dinamico che possa capitare ad alcuni ragazzi paralizzati nel grigio torpore dello stillicidio esistenziale nella più anonima e omologata delle province britanniche (fotografata nell’appiattimento delle frequenti carrellate laterali), dove i figli possono finalmente massacrare i padri a suon di vergate (Shaun con la mazza da cricket è assurto oramai a icona di certo scanzonato ribellismo inglese) e badilate, straordinaria la scena in cui Shaun e compagni armati di stecche da biliardo malmenano l’anziano-zombi al ritmo della queeniana Don’t stop me now, e viceversa padri e madri rivendicano il loro atavico diritto a divorare letteralmente la prole come nel mito di Crono, in atti di auspicata liberazione libidica, laddove dissacrare (il cinema in primis) significa eminentemente divertire.

Mauro F. Giorgio
Voto: 7.5




GiorgioRangoni Machiavelli
7.5 6.5

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