DEBITO DI SANGUE

(Blood Work )

di Clint Eastwood
TRAMA

McCaleb è un ex-agente FBI, ora pensionato cui è stato trapiantato un cuore nuovo. Era sulle tracce del "Code Killer", ora viene ingaggiato per scoprire chi ha ucciso la donna che gli ha fornito la nuova pompa cardiaca.


RECENSIONI

Quello che si vede è quello che si sa: Eastwood 72enne, senescente forse, consapevole - certo - d'essere il classico del futuro. Fuor di ambiguità, è l'invecchiamento del simbolo quello che maneggia da qualche anno, almeno da "Potere Assoluto" (1997) per esplodere coi cavalieri dello spazio: Blood Work è il completamento di questo percorso, un tragitto, effettivamente, verso la fine. Il prossimo capitolo ci potrebbe riservare la messa in scena della sua morte.
Un ex-poliziotto, alle prese con un serial killer particolarmente "affettuoso" nei suoi confronti, con i problemi dell'età e sentimenti che possono rinascere: una somma che ci porta da Dirty Harry (Ispettore Callahan, il caso Scorpio è tuo) ai ponti di Madison County in meno di due ore.
"E' un lavoro impegnativo, sia fisicamente che mentalmente, ma non vorrei  che fosse altrimenti. Non deve necessariamente essere facile; dev'essere divertente". A partire dal primo comparire di Terry McCaleb si finisce in una rete di rimandi ed ammiccamenti che però, ed inizia qui la difesa d'ufficio, si innestano pienamente in una struttura accurata - anche se non certo innovativa - e solida che poggia su uno script prevedibile quanto composito e calibrato (il peso dei personaggi vs. quello degli attori).
Breve carrello a stringere sul protagonista, battuta fulminante, circoscrizione del suo ambito d'azione: C.E. sta al poliziesco (se cosi' lo si vuole chiamare) come John Wayne al western. Si faccia un paragone con la presentazione del personaggio di Ringo in "Ombre Rosse" e poi, spingendo lo sguardo più in qua, "Il Pistolero" (Don Siegel (!!), 1976).
Sul filo del rasoio si muovono queste operazioni in cui autoreferenzialità, la "consapevolezza", rischia di annichilire la struttura proprio perché puntate sull'equilibrio: l'eccesso parodico viene accennato solo come possibilità cinephile con un conseguente spostamento di target quanto del divertimento ad ampio raggio che il regista presuppone a dato fondante.
Blood Work si regge sulla memoria e sul passato, rasenta la one man band non fosse per i buoni attori di contorno (Anjelica Huston e Jeff Daniels), ma i meccanismi funzionano, sono orchestrati con malizia professionale ed il divertimento, ottima meta, non si nega.

Luigi Garella
Voto: 7



Sangue per Sangue

Solido come la faccia di Clint, Blood Work è un giallo di fattura tradizionale, dallo svolgimento classico e dal finale altrettanto scontato. Eppure, nonostante la prevedibilità del meccanismo, gli indizi disseminati sono interessanti e ben congeniati, al punto che si arriva perfino a dubitare della propria prima intuizione (che malgrado i tentativi di depistaggio, si rivela ineluttabilmente esatta). Il cavaliere solitario è tornato, in decadenza – come ama celebrarsi già da qualche anno, cambiando personaggio ma non corpo e soprattutto espressione – la voce monotona e rotta, ostinato come al solito anche se sempre più irrigidito nelle giunture e nella regia. La visione che guida la mano di Eastwood è quella del contemporaneo occhio per occhio statunitense, riportandoci indietro ai tempi di Rambo: è lui stesso a confessarsi attraverso il suo laconico personaggio, che giustamente conclude la frase dicendo che non può spiegarsi a parole. Saranno i fatti a parlare, la sua indagine, la tenacia irresponsabile con cui seguirà le tracce fino all’inevitabile ok corral; ma sarà la donna che ha subito il torto a chiudere definitivamente la partita, con un gesto che cancella automaticamente il concetto di pietà cristiano, sostituendolo con l’emissione di una sentenza di morte e amministrandola personalmente.

Alberto Zambenedetti
Voto: 6.5



(In)versione di genere

Il battito è lento: la macchina da presa plana sulla città immersa nella notte, cullata dalle note jazz e illuminata dal faro di un elicottero della polizia. Il sangue continua a scorrere: il solito serial killer. Callaghan (Terry McCaleb, conformemente al romanzo di Michael Connelly da cui il soggetto è tratto) è ancora a caccia di criminali, ma il suo cuore, da un po’ di tempo a questa parte, è stanco di machismi e atteggiamenti anarchici. Smette per un momento di battere, lascia il posto ad un organo “femminile”, cambia e non cambia il genere (filmico e sessuale). Se in BRIVIDO NELLA NOTTE “Callaghan” dava la caccia ad un assassino in gonnella, dopo tanti debiti di sangue scopre un lato femminile, si veste di sensibilità, responsabilità ed amore per i cuccioli, con esplicitazione omosessuale della classica simbiosi poliziotto/killer. Il rimorso e il primo incubo raccolgono i fantasmi e impongono, infatti, il capriccioso comportamento muliebre con il medico curante (è più mascolino il carattere di Anjelica Huston). Lo script di Brian-L.A. CONFIDENTIAL-Helgeland non cerca le sfumature e i doppi sensi, s’ancora volentieri alla retorica del poliziesco (dove il romanzo era tutto tranne che un thriller), l’Eastwood regista ammara con lui (con due patetiche cadute di tono: la battuta “Non basta un cuore per essere vivo” con tanto di chitarra d’amore per Wanda De Jesus, e la frase ad effetto “Il sistema non funziona se non garantisci la sua integrità”) e il racconto, da un certo punto in poi, si fa prevedibile: è il disincanto ironico impresso dal regista a mantenere stabile il battito cardiaco, in equilibrio fra la spettacolarità e la meditazione, i sipari comici (i due investigatori imbecilli) e l’eloquenza dei segni (McCaleb che continua a toccarsi il petto). È fra le maglie dell’intreccio, più che attraverso la sua esposizione, che vanno ricercati gli intriganti paralleli: uccidere l’uomo che ti ha dato la vita, vendicare la donna che è morta per dartela; dare il cuore ad un bambino orfano di madre e di trapianto (quello in ospedale) e (il più geniale) non confondere il cuore del poliziotto che batte “con” l’assassino (sa entrare in sintonia con la scena del crimine), con il cuore dell’assassino che batte “per” il poliziotto. Callaghan non è, e non è mai stato, un omicida. La galleria di personaggi (e interpreti) non è esangue e la prova di Bill Pullman garantisce vere palpitazioni.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7




BellucciGarellaPacilioRangoni MachiavelliZambenedetti
7 7 6 7 6.5

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