THE BRIDGE

(The Bridge )

di Eric Steel
TRAMA


RECENSIONI
Il tuffo

Il Golden Gate sospeso nel vuoto, i pilastri piantati nel fondo del mare, le forti travi e funi di ferro avvolte nella nebbia o stagliate su un cielo terso. Una lingua rosso fuoco che collega due rive, forse due mondi, due modi di esistere. Per essere più esatti, un modo di esistere e un modo di cancellarsi. The bridge può apparire deludente agli occhi di chi si aspetta un documentario dedicato soprattutto all’ aspetto simbolico del ponte: infatti lo splendido Golden Gate, considerato una delle moderne meraviglie del mondo, resta sempre sullo sfondo della vicenda, suggestiva ambientazione di episodi tanto tragici.
Sotto lo sguardo fisso, indagatore ma non cinico, della telecamera parenti e amici raccontano con apparente distacco le vicende dei loro cari, che hanno messo fine ai propri giorni lanciandosi dal ponte: la tranquillità paventata si rivela presto solo un espediente poco efficiente per allontanare la sofferenza e la disperazione per un fallimento che è anche proprio. E’ difficile sfondare la corazza indossata da chi, innestato il germe di una decisione suicida, rifiuta l’aiuto scegliendo di farsi travolgere dalla vischiosa spira dell’autodistruzione, ostinatamente determinato nel portare a termine un programma che ammette un solo finale. Si cerca un’assoluzione nelle cause che hanno determinato certe decisioni: il trauma infantile di un grave lutto mai metabolizzato che trascina nel gorgo della patologia mentale, l’insofferenza nei confronti di un genitore troppo esigente, la debolezza di una generazione che si lascia avviluppare e fagocitare dall’incanto ambiguo delle sirene di internet con la falsa illusione di avere la vita affollata di conoscenze, “amici” sparsi nel mondo, e in realtà intrappolata nella più cupa solitudine. Gli attimi di vita vissuta esposti nella dolorosa narrazione si trasformano così in un’accorata denuncia nei confronti di una società distratta dal consumismo e dalla fretta, da false priorità e bisogni. Mentre c’è qualcuno che sta decidendo se è preferibile scegliere fra il vivere e il morire, poco distante turisti impassibili scattano foto, abbronzati surfisti volteggiano fra le onde, giovani coppie si abbracciano teneramente.
The bridge è “semplicemente” la storia di una serie di tuffi destinati a marcare il confine fra la vita e la morte.
Inutile nascondere che la scintilla della discussione etica sembra sempre in procinto di infiammare la polemica, non tanto per l’argomento cui è dedicato il documentario, quanto per le modalità di realizzazione scelte da Steel. Nel 2004 infatti il regista ha posizionato due telecamere in direzione del ponte con il proposito di documentare i suicidi, con il risultato però di aver privato momenti drammatici di quella intimità e discrezione che avrebbero meritato. La polemica dunque si concretizza in forme precise: è giusto sbattere sullo schermo il dolore e la disperazione di persone che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze in maniera così drastica?
Indubbiamente The bridge affonda le sue fondamenta nell’effetto shock che può avere il racconto di un suicidio: per questo non appare casuale che Steel decida di concentrare la propria attenzione sui particolari più angoscianti e terribili di questo estremo evento. Lo sguardo gelido della telecamera segue i movimenti di chi fa l’ultima telefonata, di chi forse spera ancora che qualcuno si accorga della sua presenza e lo aiuti, lo salvi. Agghiacciante è l’ angosciosa attesa nel prendere una decisione definitiva e irreversibile: la ringhiera diventa una calamita che attira a sé desideri di vita e morte mentre la paura, l’insicurezza e la disperazione si attorcigliano come alghe buttate sul bagnasciuga da una mareggiata. Poi gli ultimi gesti, spesso irrazionali: sguardi nervosi al panorama, un segno della croce, poi il salto. La vita di un essere umano che si spezza, distrutta più dalle esperienze quotidiane che dal fatale impatto con il mare.

Priscilla Caporro
Voto: 4.5
  
(05/05/2007)




Caporro
4.5

Back