UNA NOTTE AL MUSEO

(Night at the Museum )

di Shawn Levy
TRAMA

Larry viene assunto come guardiano notturno al Museo di Storia Naturale di New York. La quiete delle giornate, al tramonto cede il passo al caos totale. Di notte, infatti, le creature esposte si animano magicamente.


RECENSIONI
Ma la notte no!

Di notte il museo di Scienze Naturali di New York prende vita. Questo non è solo il soggetto del film di Shawn Levy, ma è tutto ciò che la pellicola è in grado di offrire. C'è poco da aggiungere, infatti, alla simpatica idea di partenza. La sceneggiatura prova ad abbozzare una sorta di storia, con un padre separato in cerca di riscatto agli occhi del figlio, tre maldestri vecchietti a celare il segreto di un'antica tavola egiziana, una graziosa guida turistica appassionata del suo lavoro, ma tutto passa in secondo piano rispetto al caotico movimento notturno all'interno del museo. Ecco quindi lo scheletro di un T-Rex giocherellone, la furia di Attila, lo smarrimento della guida indiana Sacajawea, una testa dell’isola di Pasqua in cerca di bubble-gum e tutti i classici diorama prodigiosamente animati. Poco male se l'inconsistenza producesse divertimento, stupore, risate, un minimo di tensione o, perlomeno, un onesto intrattenimento. Invece è calma piatta. Si ridacchia qua e là, davvero pochino comunque, mentre la narrazione procede sconclusionata (i salti mortali per giustificare la trovata sono sempre evidenti) e incoerente (oggetti distrutti che miracolosamente ricompaiono, personaggi del museo coscienti del proprio ruolo di simulacri in cera e altri che si comportano come se fossero reincarnazioni delle icone che rappresentano). A dominare la scena sono kitsch, gag fiacche e personaggi caricaturali (il direttore del museo, il nuovo marito della moglie del protagonista, molte delle esagitate creature che si svegliano nottetempo). L'unica preoccupazione di Levy sembra essere quella di fondere i discreti effetti speciali in computer grafica con il live action, ma le sequenze si susseguono senza verve né mordente. Le infinite possibilità di un luogo naturalmente affascinante come un museo, in cui il peso della storia si fonde con gli interrogativi del presente e dove per magia ciò che è solitamente immobile comincia a godere di vita propria, vengono quindi bruciate nel vuoto di idee e nell’assenza di atmosfera. Non basta nemmeno la incontestabile simpatia di Ben Stiller, perché si trova da solo (a meno di non considerare un Robin Williams più misurato del solito, nella parte del presidente Theodore Roosevelt, un valido supporto) a reggere un pasticcio governato da un accumulo privo di carattere. Se il divertimento latita, non va meglio per i valori veicolati. Bollata incautamente come "per famiglie", l'opera di Levy contiene infatti meno volgarità della media del "genere" comico contemporaneo, ma tra le righe si legge che i parametri per valutare un uomo sono la sua professione e il relativo conto in banca. Messaggio buttato lì probabilmente come riempitivo che lascia però più di un dubbio sulla lungimiranza degli intenti educativi. Così come appare discutibile l’ennesimo “signor nessuno” costretto a rivestire i panni dell’eroe suo malgrado per dimostrare di non essere una nullità (la frase tormentone è "Alcuni nascono grandi, ad altri la grandezza viene imposta”). Imbarazzanti, poi, sia le digressioni dialettali del doppiaggio italiano che l'irriconoscibile, e sprecato, Pierfrancesco Favino nella parte di Cristoforo Colombo.

Luca Baroncini
Voto: 4.5
  
(03/03/2007)




Baroncini
4.5

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