LE TRE SEPOLTURE

(The Three Burials of Melquiades Estrada )

di Tommy Lee Jones
TRAMA

Immigrato clandestinamente negli Stati Uniti, il messicano Melquiades Estrada si presenta ad un ranch per lavorare come mandriano. Il texano Pete Perkins gli offre lavoro e i due diventano amici, ma il giovane e aggressivo poliziotto di frontiera Mike Norton uccide avventatamente Melquiades in un presunto scontro a fuoco. In cerca di giustizia, Pete rapisce Mike, lo costringe a riesumare il cadavere dell’amico e lo trascina con sé in un viaggio di espiazione. Destinazione Jimenez.


RECENSIONI
Racconto Morale

Giù il cappello, signori: alle soglie dei sessant’anni Tommy Lee Jones dirige e interpreta un film semplicemente strepitoso. Spalleggiato dalla sceneggiatura zigzagante di Guillermo Arriaga (premiata a Cannes, insieme alla miglior interpretazione maschile dello stesso Lee Jones) e dalla fotografia atmosferica di Chris Menges (Mission, La promessa, Triplo gioco), l’attore texano, al suo esordio dietro la m.d.p., mette in scena uno splendido racconto morale immerso in un maestoso territorio di frontiera. Fuorviante l’etichetta western: qui ci troviamo di fronte ad un’autentica riflessione sui concetti di giustizia, lealtà e perdono condotta con gli strumenti di un cinema gloriosamente etico. Antieroico, antispettacolare, antiricattatorio, Le tre sepolture è sì un film permeato di suggestioni cinefile (il Sayles di Stella solitaria e il Peckinpah di Voglio la testa di Garcia sono riferimenti piuttosto evidenti), ma è soprattutto un viaggio di espiazione e di crescita esistenziale imposto da un “padre” severo e giusto a un “figlio” xenofobo e irresponsabile. Un durissimo percorso di formazione costellato di episodi ora strazianti (l’incontro col vecchio cieco) ora allucinanti (il tentativo di fuga di Mike nel deserto), comunque sempre toccanti. Eppure non è soltanto la solidità tematica - unita alla pregnanza dell’ambientazione e alla drammatica componente politica - a rendere Le tre sepolture un esordio stupefacente per padronanza registica e asciuttezza narrativa. Lungi dal subordinare lo sguardo della m.d.p. alla recitazione degli attori (tenuta magistralmente sotto controllo) e alla funzionalità del racconto, Tommy Lee Jones regista si ritaglia momenti di pura contemplazione naturalistica e si prende pause introspettive in cui indagare l’animo dei personaggi con una sobrietà letteralmente devastante, prolungando l’osservazione delle loro reazioni ben oltre i tempi convenzionali e rinunciando a svelarci didascalicamente tutti i loro pensieri. Scavo psicologico lontano da ogni psicologismo, in una parola. Prove attoriali di gran classe (Barry Pepper e Melissa Leo una spanna sopra gli altri, a mio avviso), score impreziosito da blues rigorosamente viscerali e un carrello a precedere su Tommy Lee Jones all’uscita da un locale messicano così colmo di amarezza e disinganno da spaccare in due cuore e occhi dello spettatore. Un film sontuosamente, superbamente malinconico.

Alessandro Baratti
Voto: 8.5




BarattiBellucciBilliCocciaPacilioRanalliRangoni MachiavelliZambenedetti
8.5 6.5 8 6.5 6.5 6.5 7 7

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