EMOJI - ACCENDI LE EMOZIONI

(The Emoji Movie )

di Tony Leondis
TRAMA

A Messaggiopoli l'emoji dell'indifferenza (un “bah”) Gene, al contrario di tutti i suoi simili, è in grado di esprimere più di una emozione. Al momento di prendere il posto del padre nella app dello smartphone di Alex, un incidente lo obbliga a intraprendere un viaggio, in compagnia delle emoji Ghimmifive e Rebel, verso il Cloud per correggere il proprio codice sorgente e salvare l'app dalla disinstallazione.


RECENSIONI

Prima ancora di arrivare nelle sale già si vociferava, tra gli addetti ai lavori, di una pesante e poco inspirata débacle di questa nuova creatura Sony Pictures Imageworks, studio che si occupa non solo di film di animazione (a volte realizzati anche per altre major come il recente Storks) ma anche di visual effects. Poi è arrivato il massacro della critica e la fredda accoglienza del pubblico laddove, in tutta onestà, l'accanimento subito pare spinto da motivazioni che vanno al di là del film stesso, da inquadrare nella giusta ottica senza scivolare nel facile scherno.
La verità è che Emoji: accendi le emozioni, è un bah, una faccina indifferente, oggetto di indifferenza da parte dei suoi stessi creatori, che lascia altrettanto indifferente un pubblico esigente o quantomeno smaliziato, o che può risultare appena sufficientemente gradevole ai palati più indulgenti e agli under 10, ma solo per il ritmo frenetico, la regia dinamica, i colori vivaci e le (facili) gag, che si limitano a sterili luoghi comuni.
Contestualizzando il tutto, il quadro si fa più chiaro, perchè questa povertà espressiva (checchè ne dica l'accattivante sottotitolo) è sintomo di una totale mancanza di direzione artistica da parte della Sony Pictures Imageworks spesso più a caccia di nuovi -ma diciamo anche vecchi- fenomeni di consumo, come il recente reboot dei Puffi o il tentativo di portare al cinema un'altra app, Angry Birds (colpa, in questo caso, da dividere con la Rovio, proprietaria del brand) che di storie brillanti e (davvero) emozionati. E dire che gli esordi erano estremamente promettenti con Piovono Polpette e Surf's Up.

Più che ingenuo o, peggio, banale (superficialità molto spesso riscontrabile nei film animati), il film è pigro, smanioso di toccare quanti più temi possibili, senza focalizzarne o approfondirne alcuno (i giovani d'oggi e la tecnologia, l'amatissimo evergreen del diverso, la lotta per l'affermazione della propria identità in una società che spinge a incasellare ed etichettare, l'accettazione di sé, il difficile ruolo dei genitori) gettandosi in un finale tra i più brutti, scorretti e poco inventivi mai raccontati, il tutto nel peggior modo possibile: scimmiottando due grandi e apprezzati recenti successi Disney e Disney/Pixar: Ralph Spaccatutto e Inside Out.
Del primo riprende tutta l'impostazione e il concept di base (oltre al twist principesco) cambiando il setting; non più la console e i suoi videogiochi, ma il telefono e le sue app. Mentre al secondo rimanda tutta la formula del viaggio e del buddy movie in un mondo impalpabile fatto a sua volta di più sotto-mondi. Questo rimprovero fu fatto a suo tempo allo stesso Ralph Spaccatutto, accusato di essere il più pixariano dei film Disney, senza accorgersi che di pixariano c'è solo lo spunto, mentre personaggi, design e cuore sono perfettamente in linea con una tradizione che, senza dubbio, in seguito all'acquisto (o meglio ancora, all'assorbimento) della Pixar ha mutato, senza snaturare, il proprio DNA. Altra rilettura intelligente che fuga il pericolo scopiazzatura, è Sausage Party, toon indipendente che stravolge irriverentemente, ai limiti del volgare, in chiave parodistica, la sopracitata formula facendosi mezzo di una graffiante critica alla moderna società di consumo.

Tutto questo è assente in Emoji e ciò che resta davvero, a visione ultimata, insieme a una certa irritazione, è lo sfacciato e dichiarato product placement di tutte le app citate, dalla stessa Emoji, fino a Just Dance Now, passando per Spotify, Twitter, Instagram … (inutile continuare, la lista è davvero lunga), laddove Ralph Spaccatutto verteva più sul nostalgico e geniale omaggio mentre Cars 3, ne faceva quasi un auto-parodia. A ben cercare, qualche nota positiva, qualche like, è presente. Ciò che funziona molto bene è la gag reiterata della contrapposizione tra la mono-espressione di gran parte dei personaggi e il loro effettivo stato emotivo, spesso semplicemente descritto a parole, e tale meccanismo funziona molto bene sulla cattiva di turno (uno Smiley) e i genitori di Gene. Interessante è anche il character design, giustamente minimale, che ha ben saputo tradurre il look 2D delle emoticon in CG, contando ovviamente su animazioni come sempre ineccepibili. Funzionano un po' meno i background e in generale la rappresentazione dei mondi/app per i quali, forse, era necessario un po' più di inventiva, soprattutto perchè è impossibile non pensare al certosino lavoro di ricerca e potenza visiva fatto in Pixar su Inside Out.
Insomma, Emoji è l'emblema per eccellenza di come maestranze tecnico-artistiche spesso siano costrette a portare avanti progetti in cui non credono, imposti dall'alto, che più che accendere le emozioni (e l'ispirazione) le uccidono. E forse, a conclusione di tutto, l'emoticon che descrive meglio il film non è un “bah” o una cacchina, ma un semplice “wtf”: se vuoi esprimere più di una emozione assicurati almeno di esprimerle bene, senza sottovalutare la memoria e l'intelligenza del pubblico.

Michele Sottile
Voto: 4
  
(24/10/2017)




Di NicolaSottile
4 4

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