IL CONTAGIO


di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini
TRAMA

In una palazzina della periferia romana si agitano le vite di Marcello e Chiara, di Mauro e Simona, di Valeria e Attilio, di Flaminia e Bruno e del boss di quartiere Carmine. Un intreccio che vede mescolarsi amore e sesso a pagamento, crimine e speranza, tragico e comico, formando un mosaico variegato in cui la periferia è un mostruoso gigante arenato ai margini di una grande città. Ma nel film c'è anche la Roma del centro storico, elegante e crudele, dove ha sede una cooperativa sociale che lucra sui fondi pubblici erogati a centri di accoglienza per profughi e case famiglia per bambini orfani; vicende che rievocano i fatti venuti poi all'attenzione della cronaca con il caso di Mafia Capitale. Due mondi, quello delle borgate e quello del centro di Roma che, nonostante sembrino apparentemente inconciliabili, non sono altro che due facce della stessa medaglia.


RECENSIONI

Non solo ritratto di una comunità, mondo concentrato in un condominio-casa popolare del Laurentino, ma lucido assemblaggio di set quasi teatrali in cui si mettono in scena diverse situazioni narrative immerse in un contesto periferico di degrado e povertà, quello con cui lo scrittore-testimone, legato segretamente a uno dei protagonisti (che gli si concede a pagamento), decide, dal suo milieu borghese, di venire a contatto. E quello dal quale, nella seconda parte, ci si allontanerà.
Il film cerca una modalità squisitamente cinematografica per dare forma visiva al romanzo di Walter Siti che si muoveva sulle stesse coordinate: quelle di un affresco nello stesso tempo magmatico e vincolato alla geometria della casa, agli appartamenti-frazione che la compongono. Con qualche inciampo: si è poco incisivi, ad esempio, nel rendere i termini dell’ossessione erotica e il culto del corpo della letteratura sitiana (che pure il film spesso dichiara) e anche nel restituire con pieno senso la contaminazione reciproca tra due classi sociali e due mondi (la borgata che si borghesizza, la borghesia che si borgatizza: è a questo che il titolo fa riferimento) che segna la struttura bipartita del film.
Ma le modalità scelte per mettere in scena questa deriva contemporanea sono invero interessanti: si ricorre al lungo intermezzo della canzone che riassume tutti i fili narrativi che vanno a intrecciarsi, si mostra una cura quasi pittorica nelle inquadrature, si preferisce dare maggior peso a un aneddoto o a una divagazione per rendere le questioni in gioco, piuttosto che affidarsi a una narrazione compatta e convenzionale. È in questo suo carattere che il film convince di più, nel suo contraddire costantemente i bozzetti che si avvicendano con lunghi flussi dialogali, svolte drammatiche, sospensioni visive, per il modo in cui i fondamentali della storia vengono a essere dedotti più che esplicitati, per la metodicità con la quale si sfugge alle logiche correnti del racconto veristico, fidando sulla sottigliezza interpretativa di un cast in stato di grazia.
Man mano che la drammaturgia si sviluppa e si definisce, il tono cambia, il racconto si fa frenetico, fino al lungo pianosequenza della festa, atto di estetico coraggio, virata visionaria, oggetto alieno e quasi ingombrante, che porta il film in una dimensione in cui figurazione simbolica e realtà finiscono col coincidere.

Luca Pacilio
Voto: 6.5
  
(06/10/2017)




BertozziPacilio
5 6.5

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