THE SHAPE OF WATER

(The Shape of Water )

di Guillermo Del Toro
TRAMA

The Shape of Water è una favola ultraterrena ambientata intorno al 1962 sullo sfondo dell’America della Guerra Fredda. All’interno del remoto laboratorio governativo di massima sicurezza dove lavora, la solitaria Elisa è intrappolata in una vita di silenzio e isolamento che viene cambiata per sempre quando lei e la sua collega Zelda scoprono un esperimento segreto. (La Biennale)


RECENSIONI

Elisa Esposito potrebbe essere uscita da un film di Jeunet: il delicato confettino interpretato da Sally Hawkins vive sognante la routine giornaliera, cullata tra le suggestioni di un’America anni sessanta che, per un istante, trasuda un ché di parisienne. Ma per poco. In uno dei montage iniziali, la vediamo infatti masturbarsi dentro una vasca da bagno.
Immersa nell’acqua guarda caso, elemento ricorrente nell’immaginario del regista messicano; un altrove,  come tradizione insegna, uno spazio dove qualcosa si nasconde, che sia un segreto inconfessabile o una presenza non umana.
Pensiamo al corpo del piccolo Santi nella Spina del Diavolo, alle creature mutaforma di Mimic relegate nelle fogne newyorkesi, all’argilla rossa di Crimson Peak.
Insomma, l’acqua sta a cuore all’autore, così a cuore che diventa l’unico (non)luogo in cui far trionfare l’amore. Perché la fiaba può prendere forma solo in questo stato di liquidità, una dimensione vicina a quella dello schermo, quella via di fuga ossessiva in cui da sempre Del Toro si rifugia.
Il suo doloroso pessimismo verso la realtà trova fiducia dentro il cinema, quell’ossessivo accumulo e rielaborazione degli immaginari del passato, quasi ci trovassimo di fronte a del trovarobato.

Giunto al decimo lungometraggio, Guillermo Del Toro realizza una favola d’amore aliena, tra Elisa, uno scricciolo senza voce che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio di ricerca governativo, e un mostro della laguna (o antenato di Abraham Sapien?) catturato dallo spietato colonnello Strickland (Michael Shannon). Entrambi non parlano, entrambi iniziano a comunicare con un linguaggio non verbale, entrambi trovano un’identità nella periferia di un mondo grottescamente pieno di pregiudizi (razziali, sessuali, politici). E non stupisce che nel gioco di genere sia il clima della guerra fredda, con evidenti declinazioni noir, a creare quella griglia da cui sfuggire, un esasperato schema manicheo che non dà spazio alla diversità.
A incarnare fino al parossismo l’indole di Questo periodo storico è proprio il personaggio interpretato da Shannon, ennesima, splendida, variante nevrotica del celebre Nelson Van Alden di Boardwalk Empire. Sadico, violento, sessista, anti comunista, Strickland è ossessionato dalla creatura, pone persino il problema su un piano religioso. Nell’evoluzione della sua idiosincrasia contro tutto ciò che non rispecchia il suo modello americano, il villain rifugge il cambiamento, è arroccato nella sua immobilità ideologica, tanto da ostinarsi a tenere due dita ricucite che stanno andando in putrefazione. Le due dita rispecchiano con tale ghignante ironia la sua parabola che diventano completamente nere.

The Shape of Water è probabilmente il film più maturo del regista, capace di essere mainstream senza perdere la forza di una poetica che Guillermo Del Toro porta avanti da anni.
Di nuovo il senso della Storia, che qui diventa anche un chiaro sintomo del presente nel suo ribollire inquieto nell’intolleranza. In fin dei conti il tempo, seppur nostalgico nel richiamare il passato iconico (e cinematografico), è un limbo sospeso dentro una bolla che non vede evoluzione, se non nel prosciugare i pochi appigli rimasti all’immaginazione. Non resta quindi che forzare dall’interno certe strutture, creare spazi altri di rifugio per un’umanità, nel significato più sincero del termine, che cerca invano di farsi accettare.
Una principessa senza voce, un vicino di casa omosessuale disoccupato, una logorroica collega di lavoro, un agente segreto redento e un mostro dall’aura classica, si prendono sulle spalle un lieto fine che vada controcorrente ogni genere di fazione.
Forse non è possibile in questo mondo, ma se non smettiamo di credere tutto può succedere, anche cantare La Javanaise e ballare con il proprio amore venuto dagli abissi.

Marco Compiani
Voto: 8
  
(30/09/2017)




BaronciniBertozziCatenacciCompianiDi NicolaPacilio
8 8.5 6.5 8 7 7.5

Back