FIRST REFORMED

(First Reformed )

di Paul Schrader
TRAMA

Ex cappellano militare, Toller è devastato dalla perdita del figlio, che lui stesso aveva incoraggiato ad arruolarsi nelle forze armate. Travagliato da un forte dissidio spirituale, la sua fede viene ulteriormente messa alla prova quando la giovane Mary e il marito Michael, ambientalista radicale, si rivolgono a lui per aiuto. Consumato dal pensiero che il mondo stia per essere distrutto da grandi e spietate corporation, complici della Chiesa in loschi traffici, Toller decide di intraprendere un’azione molto rischiosa, con la speranza di riuscire a ritrovare la fede provando a rimediare ai torti subiti da tante persone.


RECENSIONI

Scrive Erik Neutsch: «il mondo è fuori dai cardini. La nostra fede [...] inizia a vacillare. Adesso abbiamo bisogno di veggenti[...]. Perché se gli uomini non comprendono la parola, non sono in grado né di scriverla né di leggerla, allora è necessario che qualcuno, perdonate la mia Profanatio, la metta davanti ai loro occhi, ne faccia immagine. E ciò al fine della loro salvezza…». Queste parole sono riprese da Nach dem großen Aufstand, romanzo in cui lo scrittore tedesco si confronta con le visioni strazianti del Polittico di Isenheim realizzato da Matthias Grünewald, una delle figure di maggior rilievo della storia dell'arte, considerato, come riporta l’Enciclopedia Treccani, «assieme a Dürer, il maggiore pittore tedesco del sec. XVI», eppure, fino a tempi relativamente recenti, pressoché sconosciuto.
Cosa c'entra tutto questo con Firts Reformed, l'ultimo film di Paul Schrader? Che durante la visione la tensione fra realismo espressionista e spiritualismo e la caratterizzazione della figura di Toller, il reverendo interpretato da Ethan Hawke, una sorta di Cristo crocifisso, un oppresso col corpo dilaniato dalla colpa, proteso alla redenzione, e scosso dai fremiti della protesta sociale mi ha fatto ricordare le immagini di Grünewald e poi recuperare il frammento di Neutsch, due termini di confronto che mi sembra possano essere d'aiuto per avvicinarsi al lavoro di Schrader.
Si legge, a riguardo di Grünewald, che nei suoi lavori «cerca l’espressione di più intensa disperazione, non c’è linea che egli non tragga dalla propria commozione. Ma poi ricopre tutto con un altro colore. Sa che deve essere un urlo improvviso». La stessa urgenza che vibra nelle immagini di Firts Reformedfilm in cui il regista avvera l'appuntamento a lungo rimandato di rifare il proprio personale Diario di un curato di campagna dell'amato e ammirato Bresson. Quella che compie padre Toller è un'avventura mistica sul cammino dell'agonia di Cristo, rosa dalla doppia tentazione del dubbio e della disperazione, del tutto simile a quella vissuta dal curato di Ambricourt. Come lui si impone l'esercizio della scrittura, attraverso il quale fissare indelebilmente il proprio travaglio, nel quale si lega intimamente il dolore fisico, anche qui causato da un cancro allo stomaco, alla sofferenza morale, conseguenza di un duplice sentimento, quello della solitudine sociale e dell'abbandono di Dio.

Parafrasando il Borges di Pierre Menard, Schrader non vuole però comporre un altro Diario ma il Diario. Inutile specificare che egli non ha mai pensato a una trascrizione meccanica dell’originale: il suo proposito non è di copiarlo. La sua ambizione è quella di “farlo”. Quello a cui il regista si arrischia è un processo di “mimesi assoluta”, di “transustanziazione”, cioè, d'identificazione totale con il suo autore di riferimento. Schrader non vuole raggiungere l'obiettivo diventando Bresson; egli rinuncia a questo approccio. Invece, vuole rimanere Schrader e arrivare al Diario attraverso le proprie esperienze.
E quindi anche mediante la sua attività di sceneggiatore, intrecciatasi soprattutto con il cinema di Martin Scorsese, regista di autentiche “passioni”, su tutte quelle di Taxi Driver e di L'ultima tentazione di Cristo. Qui la fisicità è una delle chiavi di volta dei film, la fisicità della sofferenza e la sensualità femminile, temi che ritornano in Firts Reformed, dove l'impasto carnale è tale da trascinare nella propria sfera anche il lavorio mentale. Le ossessioni del protagonista, così come accadeva a Cristo e a Travis Bickle, quando non si materializzano in brusca aggressività, lo tormentano comunque fisicamente, trascinandolo a violenti soprassalti. Tutte e tre le figure incarnano corpi di dolore, proprio come quelli dipinti da Grünewald che quanto più insiste, quanto più deforma, quanto più carica tanto più riesce a mostrare il volto segreto dell'uomo, tutto ciò che dentro di noi rappresenta gli incubi, i tormenti, i misteri. Ad accomunare i protagonisti di questi tre film anche l'abnegazione per le rispettive missioni, votate comunque a un unico fine che è quello di distruggere i distruttori della Terra; un sacrificio che ha momenti di cedimento soltanto di fronte alla possibilità dell'amore che ogni volta si profila nell'incontro con una donna (Maria Maddalena; Betsy; Mary).
Schrader, incapace di mediare il tormento, di ripulire le suggestioni che assillano la sua fantasia, ha il coraggio di rimettere, come sempre, in discussione la propria compattezza stilistica, di creare contrasti espressivi all’interno del testo mescolando gli eccessi visivi, generati dalla giustapposizione di modi figurativi e compositivi diversi, che sembrano sfuggire a ogni logica, e la tormentosa freddezza analitica.

Matteo Marelli
Voto: 8
  
(29/09/2017)




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