LA VITA IN COMUNE


di Edoardo Winspeare
TRAMA

A Disperata, un piccolo paese del Sud Italia dimenticato da Dio, il malinconico sindaco Filippo Pisanelli si sente terribilmente inadeguato al proprio compito. Solo l’amore per la poesia e la passione per le sue lezioni di letteratura ai detenuti gli fanno intravedere un po’ di luce.


RECENSIONI

È un sud depresso quello descritto da Winspeare in questo film, e Disperata è la cittadina che lo rappresenta: una fabbrica chiusa, fontane che non danno acqua, gioventù senza lavoro - spiantati senza arte né parte, attratti dall’illecito -, un municipio cadente in cui nuove generazioni di amministratori inneggiano a un’anti-politica più cavillosa e ingolfante della politica che si vorrebbe spazzare via, immobilismo, stasi e lento affondamento. Un pezzo di nazione desertificato: ma questo avvilente quadro è lo scenario in cui si muove una comunità rappresentata attraverso maschere surreali che maschere non sono (tutto è attinto dalla realtà), protagoniste di storie che raccontano la realtà in forma di paradossi neanche tanto paradossali (la telefonata di Papa Francesco). A questa collana di siparietti irresistibili Winspeare sembra addirittura voler applicare i generi, ma solo per avvertire lo spettatore dell’inadeguatezza di quel mondo ad accoglierli: figure e situazioni troppo instabili e deviate per convertirsi in esempi, troppo minori per farsi icone, troppo sfuggenti per diventare significati di qualcosa. Così l’uccisione di un cane durante una rapina è il massimo problema morale di cui si possa ragionevolmente dibattere, l’unico proporzionato all’idea di dramma che il film va rappresentando.
La vita in comune si afferma allora come film fuori dagli schemi nella sua tenace antiretorica, apparentemente sconsolato - non solo per quello che rappresenta, ma anche per come decide di farlo -, ma che, nonostante questo, riesce ad accogliere, nel suo divagante racconto, l’utopia delle favole radicandola a un territorio preciso. E che sa essere poetico e leggero (e divertente, molto)  al punto da farsi facilmente perdonare la sua eccessiva lunghezza.

Luca Pacilio
Voto: 6.5
  
(19/09/2017)




PacilioSangiorgio
6.5 6.5

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