NOCTURAMA

(Nocturama )

di Bertrand Bonello
TRAMA

"Parigi, una mattina. Un drappello di giovani provenienti da ambienti e contesti diversi. Ciascuno per conto proprio, iniziano uno strano balletto tra i dedali della metropolitana e le strade della capitale. Sembrano seguire un piano. I loro gesti sono precisi, quasi pericolosi. Convergono verso un solo punto, un grande magazzino nel momento in cui chiude le sue porte. La notte ha inizio…" (dal pressbook).


RECENSIONI
Dell'ambiguità

Il film proviene dal mio sentimento del mondo in cui viviamo e, contemporaneamente, da desideri cinematografici formali. Ho scritto la prima versione cinque anni fa, mentre stavo lavorando su L'Apollonide, un film d'epoca, romanzesco, oppiaceo, e avevo voglia, in contrappunto, di fare subito dopo un film ultracontemporaneo, pensato in maniera inversa, molto diretto, più come un gesto. Ho dunque scritto molto rapidamente una versione che rispondesse a questo clima che definirei "effetto pentola a pressione", vale a dire qualcosa che freme e di fronte a cui mi domando spesso: «Perché non esplode»? Evidentemente l'essenza del comportamento umano è adattarsi, integrarsi e ammettere delle cose che di fatto sono inaccettabili. Poi, di tanto in tanto, nella Storia c'è un'insurrezione, una rivoluzione. Un momento in cui le persone dicono "stop". Un rifiuto.

Settimo lungometraggio cinematografico di Bertrand Bonello (classe 1968), Nocturama è un film di reazione a L'Apollonide (2011), pellicola in cui il cineasta francese si barricava in una casa chiusa, luogo circoscritto per eccellenza, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Il desiderio di apertura e contemporaneità scaturito per antitesi alla clausura d'epoca di L’Apollonide è stato tuttavia rimandato di qualche anno a causa della realizzazione di Saint Laurent, progetto impostosi come priorità dopo la scrittura di Nocturama, che in quel periodo aveva ancora il nome Paris est une fête (successivamente scartato poiché il titolo del libro di Hemingway era diventato, per tutti i parigini, uno slogan di risposta/resistenza agli attentati del 13 novembre 2015). Ripresa tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, quindi a ridosso dell'attentato alla sede di Charlie Hebdo (07/01/2015), la produzione di Nocturama è stata sostenuta da quasi tutte le istituzioni interessate al finanziamento del progetto, fatta eccezione per il CNC (Centre National du Cinéma et de l'image animée), che ha invece opposto un rifiuto netto. All'altezza cronologica degli attentati di novembre, indubbiamente più simili per dinamica simultanea a quelli mostrati in Nocturama, il primo montaggio del film era finito. Cambiato il titolo per i suddetti motivi, Bonello ha comunque deciso di mantenere inalterata la fisionomia del suo lungometraggio, convinto che l'attualità e la finzione non siano ambiti sovrapponibili. Del resto la forza espressiva di Nocturama risiede proprio nella scelta di non etichettare politicamente o ideologicamente il sentimento d'insurrezione che lo percorre da cima a fondo. È l'ambiguità a tenere banco, non il proposito di classificare o dare un nome preciso al piano insurrezionale elaborato e messo a punto da dieci giovani di diversa estrazione sociale e culturale. Detto altrimenti, Nocturama è sì un film contemporaneo, ma non di attualità.

Sono partito da questo postulato che ho voluto piegare verso il cinema di genere. Nel senso che molto presto mi sono interessato più alla domanda del Come che a quella del Perché. Il Perché è la scena con Adèle Haenel a farsene carico: «doveva succedere», dice lei. Sì, è sufficiente camminare per strada, sentire la tensione estremamente palpabile o aprire il giornale per dirsi che in effetti questo potrebbe succedere. È per questo motivo che il film inizia senza preambolo.

Precisione e laconicità

Fedele al magistero particolare di Jean Renoir ("Più è locale, più è universale") e alla politicità fenomenologica di Alan Clarke (Elephant, 1989, è stato il riferimento polare di Nocturama insieme a Zombi, 1978, di George A. Romero), Bonello fa muovere i suoi ribelli senza causa in una Parigi cartografata con precisione maniacale. Stazioni della metropolitana, spostamenti attraverso boulevard e piazze perfettamente riconoscibili, traiettorie dei personaggi disegnate con marziale inesorabilità (non a caso una parte del cast è composta da giovani politicizzati): nessun dialogo esplicativo, nessuna giustificazione didascalica, soltanto gesti, azioni, procedure. La prima parte del film, appena punteggiata da flashback che suggeriscono il modo in cui questi giovani possono essersi conosciuti, è un'implacabile orchestrazione di atti meramente pragmatici, senza orpelli verbali. Dal punto A al punto B, nient'altro che questo: incrociare un istante gli sguardi e separarsi, sbarazzarsi dei dispositivi tecnologici per non essere rintracciati e dirigersi verso l'obiettivo. C'è già, in questo incipit scandito dal clangore metropolitano e da indicazioni temporali calcolate al minuto, un sapore di minaccia incombente, una sensazione di tensione destinata a esplodere. Giovani samurai (il fantasma del Samouraï melvilliano si aggira per le strade di questa Parigi attraversata dal basso in alto) si preparano all’attacco.

Come si passa all'atto, il modo in cui il gesto si concretizza nel film è, per me, più importante della parola. L'azione di fronte al discorso è il «come» di fronte al «perché». Il mistero fa parte del cinema e non volevo tentare di razionalizzare delle cose che non sono sempre esplicabili né giustificabili. La sceneggiatura si è immediatamente intitolata "Paris est une fête". Questa antifrasi corrispondeva completamente al film che volevo fare. L'ho accantonata per girare Saint Laurent, poi ho ripreso la preparazione per le riprese previste nell’estate del 2015.

Lo spazio: tra incubo e utopia

Sotto il profilo spaziale Nocturama è nettamente diviso in due parti: a una prima sezione in cui a dominare è lo spazio urbano, rappresentato con rigore topografico e ampiezza visiva (si va dal sottosuolo delle stazioni del métro ai piani alti della Tour Total, ribattezzata Global per l'occasione), ne segue una seconda in cui i giovani dinamitardi (in realtà utilizzano il Semtex, un esplosivo al plastico) si asserragliano in un grande magazzino in pieno centro (si riconosce facilmente Rue de Rivoli: siamo negli spazi del famigerato La Samaritaine, già portati sul grande schermo da Léos Carax in Holy Motors). Ed è in questa seconda parte che si concretizza per l'ennesima volta il principio di claustrofilia liberatoria che, in bilico tra incubo e utopia, caratterizza da sempre il cinema di Bonello. Come si osservava nell'Introduzione dello speciale dedicatogli qualche anno fa, nel suo cinema la chiusura non coincide solamente e banalmente con l'oppressione, ma produce altresì un effetto diametralmente opposto: nel chiuso degli spazi, il chiuso della coscienza si apre a territori di esistenza inesplorati (si pensi all'esperienza sensibile del sublime provata da Mathieu Amalric, letteralmente e accidentalmente rinchiuso in una bara per un'intera notte, in De la guerre).

Durante la postproduzione il titolo "Paris est une fête" ha preso tutto un altro senso e occorreva evidentemente cambiarlo, allora mi sono naturalmente rivolto alla musica. Nocturama è il titolo di un album di Nick Cave. Amavo l'idea di questo ibrido tra latino e greco che vorrebbe significare visione di notte e gli ho chiesto l'autorizzazione. Ha accettato e mi ha spiegato che di fatto il termine designava, in uno zoo, la zona creata specificamente per gli animali notturni. Questo mi andava particolarmente bene. Nocturama rimanda anche all'idea dell'incubo.

Deflagrazione dell'ambiguità

Ed è proprio nello spazio quasi surreale del grande magazzino che esplodono le contraddizioni dei personaggi, ben più inquietanti degli ordigni esplosi nella città: vediamo questi ragazzi che, dopo aver attaccato dei simboli del potere politico e finanziario (il Ministero degli Interni, la Borsa di Parigi, la statua di Giovanna d'Arco in Place des Pyramides, la Tour Global/Total a La Défense), si lasciano sedurre dagli oggetti esposti come dei consumatori qualsiasi. La logica politica lineare e antagonista che guidava i loro atti si dissolve nella voluttà potenzialmente illimitata dei beni di consumo. E in questa bara rivestita di lusso elitario (non sfugga la solennità degli allestimenti, tutti giocati sulla sacralizzazione dei singoli oggetti e non sulla dozzinale abbondanza della merce), i giovani "Nemici di Stato" si concedono delle libertà che non si sarebbero mai concessi alla luce del sole: Yacine (Hamza Meziani), respinto in precedenza l'invito di Mika (Jamil McCraven) a cantare su una panchina della banlieue ("Non ho voglia, non sono un buffone!"), intona con tanto di parrucca e rossetto My Way in un playback grottesco e struggente al tempo stesso. Apoteosi giubilatoria percorsa da un sentimento funereo ("And now the end is near"), è questa la sequenza in cui, per una manciata di minuti, i ragazzi vivono per la prima volta un momento autentico di condivisione. Sono lì e al contempo in uno spazio immaginario costruito tanto dalla performance di Yacine quanto dal testo della canzone: non più monadi ingabbiate nel proprio microcosmo a tenuta stagna, ma un'entità indistinta che si compone e nutre delle loro personalità. Ancora una volta il meccanismo si basa sull'ambiguità: è un brano della cultura di massa a generare il processo di identificazione collettiva.

È la prima volta che giro in digitale. Trovo molto coerente per questo film avere un'immagine più dura, più fredda, più definita, non cercare l'estetica del 35mm. Quanto al formato anamorfico, esso apporta una componente finzionale e l'HD un effetto di reale. È sempre lo stesso equilibrio delicato da trovare.

Il tempo: un presente privo di purezza

Se l'arrangiamento spaziale di Nocturama è vistosamente suddiviso in due parti antitetiche (aperto/chiuso), quello drammaturgico si articola invece in tre atti: la preparazione/esecuzione degli attentati, il raduno/rifugio nel grande magazzino e l'intervento/assalto delle forze dell'ordine. Facilmente riassumibili nella formula azione-pausa-reazione, questi tre atti sviluppano tuttavia una relazione molto diversa col tempo: se nella prima sezione la temporalità si dispiega secondo i principi di precisione e simultaneità (con tanto di didascalie orarie a segnalare gli incastri cronologici), nella seconda si arresta in una sospensione satura di stasi e tensione (anche se il tempo sembra non passare mai, le immagini televisive trasmettono a più riprese notizie allarmanti) e nella terza, infine, i parametri temporali si mescolano e confondono improvvisamente (la necessità di mostrare con chiarezza la collocazione dei singoli personaggi durante l'irruzione poliziesca comporta numerosi ritorni all'indietro e ripetizioni dello stesso evento da punti di vista differenti). Ed è proprio in virtù di questa dialettica tra elementi contrapposti all'interno di una struttura drammatica apparentemente schematica che Nocturama, film permeato dall'idea di insurrezione enunciata da Étienne de La Boétie intorno ai 18 anni nel Discorso sulla servitù volontaria (1576), si attesta come maestosa radiografia di un presente senza leader carismatici (non lo è certamente Greg, sebbene sia lui a procurare il Semtex), senza ideologie salvifiche (né anticapitalismo militante, lo si è già notato, né martirio religioso: si faccia attenzione a come Yacine neutralizzi le fantasie paradisiache di Samir) o spiegazioni a buon mercato ("Francamente, doveva succedere": ecco il solo, sconcertante commento portato dall'esterno, per bocca di Adèle Haenel, sugli attentati di qualche ora prima). Schivare l'anamnesi sociologica, neutralizzare la diagnosi politologica, spostare lo sguardo dall'eziologia rassicurante alla fenomenologia dell'ambiguità: Nocturama sta precisamente lì, all'altezza dei suoi velleitari, confusi e incoscienti personaggi. In ciò, e non in una consolatoria parabola giudicante, risiede la sua proprietà di captazione politica: nell'immagine di un presente privo di purezza.

Alessandro Baratti
Voto: 9
  
(18/09/2017)




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