THREE KINGS

(Three Kings )

di David O. Russell
TRAMA

Dopo l'armistizio tra americani e iracheni, durante la guerra del golfo, quattro soldati a stelle e strisce entrano casualmente in possesso di una mappa, raffigurante i bunker che contengono l'oro di Saddam. Annoiati da una guerra che non hanno combattuto, e allettati dal facile guadagno


RECENSIONI
Essere americani ovunque

C'è uno spirito americano che pervade quest'opera: nel bene e nel male. La goliardia e la superficialità dei soldato americani, preoccupati soltanto di trovare questo benedetto oro, e il senso del dovere, che affiora in loro quando si accorgono di trovarsi nel bel mezzo di una guerra civile tra iracheni. Per questo motivo Three kings funziona e non funziona. E'sicuramente un bel film quando si tratta di usare le armi del sarcasmo, ma scade di tono quando si arroga velleità moralistiche. La parodistica rappresentazione delle forze armate americane, tutta vitamine, football ed alcool è spassosa; ci si diverte nel vedere questi omoni comportarsi in maniera tanto stupida. L'ingresso nel campo iracheno, per recuperare l'oro col jeppone che porta come vessillo il pupazzo di Bart Simpson, la dice lunga sullo spirito che domina il film, ma non è tutto così purtroppo. I momenti sarcastici sono appesantiti con riflessioni dei personaggi in crisi per il loro comportamento, e decisi nel compiere delle azioni meritevoli aiutando veramente il prossimo, ma questo non giova al prodotto finale. Il lato tragico della guerra, il racconto dei massacri, risultano poco credibili e superficiali; è improbabile l'inserimento di riflessioni ardite in un ambiente surreale. La satira feroce dell'america militare, si dissolve di fronte a questi soldati che si sentono pur sempre americani, e quindi guidati da uno spirito di giustizia: l'unico problema e che persone di questo tipo difficilmente sanno che cosa sia giusto o sbagliato Il salvataggio dei poveri iracheni dalle grinfie del perfido Saddam ha un vago sapore di John Waine, e porta con se il ricordo, ed il ridicolo, dei bei tempi andati. Mantenendo il film sui livelli della farsa e dell'assurdita, probabilmente una riflessione personale sulla guerra ci sarebbe anche scappata; in questo modo a stento si sopportano questi personaggi, che alla fine diventano addirittura degli eroi. Di questa produzione si ricorderanno i momenti di comicità nera, e si perderà presto il ricordo di questo moralismo sottaciuto, ma approvato, di un America che non esiste più.

Matteo Catoni
Voto: 5.5



COMMENTI

L’operazione Desert Storm diventa lo scenario per un nuovo I Guerrieri (1970, con Clint Eastwood): il tono sarcastico, l’iconoclastia e lo spirito anarchico richiamano, infatti, tutta una serie di pellicole antimilitariste di quegli anni, che Russell aggiorna all’estetica moderna frenetica e variegata, soderberghiana per l’uso antilineare, autorale e metacinematografico del montaggio. La sua sceneggiatura, poi, è una feroce invettiva contro il potere bellico e mediatico degli USA e, insieme, uno scanzonato inno allo spirito di iniziativa individuale che tanto amava John Huston. Una farsa spudorata, colma di impietose critiche, dove i tre Re Magi prima vogliono rubare i doni poi diventano martiri per donare. Russell è uno che osa, da sempre: dopo un documentario sugli immigrati latinoamericani, una crudele commedia sull’incesto e una commedia sessualmente sfrontata, firma una pellicola paradossale, assolutamente “maledetta” per le matrici politiche e scioccanti, oltre che divertente. Di culto lo sprazzo onirico con dettaglio della pallottola nelle cavità interne umane per mostrare l’infezione.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 9




BellucciBilliCatoniRangoni Machiavelli
5.5 6.5 5.5 9

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