LES ILES - ISLANDS

(Les îles )

di Yann Gonzalez
TRAMA

«Dei personaggi attraversano un dedalo erotico e amoroso col desiderio come sola guida» (Yann Gonzalez)


RECENSIONI

Un pugno di corti e un solo (bellissimo) lungometraggio (Les rencontres d'après minuit), ma quella di Yann Gonzalez è un’opera matura e già riconoscibile le cui coordinate ritroviamo condensate in questo meccanismo a scatole cinesi che è Les îles, che parte da un’alcova (l’amplesso tra un ragazzo e una ragazza, con l’irruzione di una figura mostruosa, si tinge di horror per poi riaffogare nella sensualità), si muove altrove e infine torna allo stesso spazio primario, a quella stessa stanza e a quello stesso letto, al trio di personaggi iniziale, in un loop emozionale, in un gioco di slittamenti potenzialmente infinito.
In questo labirinto, in cui è il desiderio a tracciare il percorso, ciascuna dimensione passionale si dimostra esposta a uno sguardo esterno - che può essere quello di un pubblico teatrale o di un voyeur occasionale -, diventa frutto di una visione che catapulta la fantasia erotica in un nuovo spazio rappresentativo, ancora scrutabile, sbirciabile, a disposizione di uno spettatore.

Il regista non propone mai storie definite, piuttosto frammenti di racconti, personaggi in abbozzo appartenenti a immaginari (anche cinematografici) altri, che recano un carico di suggestioni che sottintendono passati e svolgimenti in atto, insinuano risvolti non svelati e lasciati all’intuizione di chi guarda, aneddotiche semplicemente alluse. Il titolo sembra riferirsi proprio a questo: le figure che si muovono in questo corto sono isole, piccoli pianeti distanti uno dall’altro, ciascuno a seguire la sua propria orbita e la sua propria narrazione, e che, per puro caso, vedono avvicinarsi per un attimo le traiettorie, accendendo la loro bramosia.

L’opera di Yann Gonzalez (già membro del gruppo di dreamy-music M83, di cui suo fratello è leader) vive anche del rapporto strettissimo con la dimensione musicale: l’estetica del videoclip (l’anarchia delle associazioni, i dettagli in evidenza, il ralenti atmosferico, le movenze coreografate, le geometrie della cornice scenografica) costituisce un evidente richiamo per l’autore. Questa patina pop avvolge un mondo di inusitata libertà espressiva, fuori dal tempo, che si organizza agli occhi dello spettatore in modo equivoco ed enigmatico, in cui la coscienza è protagonista e i confini tra il territorio della realtà e quello del sogno sono sfumati, come quelli tra violenza e dolcezza (l’orrenda bocca del mostro diventa tutta da baciare). In cui ogni spazio è scena: azione e teatro di parola (letteraria, declamatoria). Dichiaratamente artificiale, svelato, messo a nudo.
In cui tutto si svolge di notte, a sottintendere che certe fantasie radicali vivono nella clandestinità, avvolte nella segretezza delle tenebre o nelle nebbie di un sogno trasgressivo, laddove a piena voce il mascolino e il femminino riescono a riconoscere la molteplicità delle proprie forme, la fluidità della loro libidine.

Evento speciale alla Semaine de la critique, prima mondiale, Festival di Cannes 2017.
Presentato nella sezione Irregular Lovers del Lovers Festival di Torino, 2017.

Luca Pacilio
Voto: 8
  
(11/06/2017)




Pacilio
8

Back