PIRATI DEI CARAIBI - LA VENDETTA DI SALAZAR

(Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales )

di Espen Sandberg, Joachim Rønning
TRAMA

Si corre di qua e di là per i flutti. Chi cerca vendetta, chi il Tridente di Poseidone, chi le proprie radici. L’importante è salire sulle montagne russe e scendere il più tardi possibile. Ma non sbadigliare è dura.


RECENSIONI

Ci sono almeno tre cose interessanti nel quinto capitolo di quello che è diventato un brand spendibile in tutto il mondo:

La presenza di Javier Bardem, attore molto carismatico e dalla forte presenza scenica che, nonostante il trucco e gli interventi digitali in grado di modificarne la fisionomia, riesce a essere l’unico elemento minimamente perturbante del giocattolone Disney.

L’utilizzo del 3D, prima rinato, poi rimorto e ora entrato in un limbo stagnante a causa dell’avidità di esercenti e distributori; ancora previsto, però, per arrotondare gli incassi in eccesso, in attesa dell’ennesimo rilancio che si ipotizza arrivi con Avatar 2; in questo caso non ci sono solo effetti da Luna park, che comunque non possono mancare e rappresentano in fondo ciò che ci si aspetta (soprattutto nel film di una saga che trae origine dall’attrazione di un parco giochi), ma anche la possibilità di godere una fruizione particolarmente immersiva, con un’ottima resa della profondità di campo.

La presenza di un Jack Sparrow molto giovane, attraverso un lungo flashback che spiega la genesi dell’inimicizia con il feroce Salazar; per tutto il tempo ci si domanda come abbiano fatto a trovare un attore così somigliante a Johnny Depp. La risposta, in grado di aprire spiragli dalle possibilità infinite, è che si tratta dello stesso Depp ringiovanito attraverso il computer, grazie quindi ai prodigi della tecnica. È forse questo il futuro del cinema? Creare illusioni sempre meno reali e più virtuali? Si arriverà davvero a poter fare a meno degli attori?

Tolti questi aspetti che sollecitano riflessioni e interrogativi o, come nel caso di Bardem, regalano suggestioni, il baraccone, nelle mani del duo norvegese Joachim Rønning e Espen Sandberg, scelti dopo la candidatura all’Oscar come Migliore Film Straniero per Kon-Tiki (avventura su una zattera in mezzo al mare), procede come sempre ritmatissimo e frastornante. La sceneggiatura abbozza qualcosa di simile a quanto sperimentato con successo per Star Wars e Jurassic Park, il reboot travestito da sequel, ma con meno consapevolezza e stupore. In fondo si tratta, come ne La maledizione della prima luna, di due giovinetti destinati ad amarsi e in cerca della propria identità, fino a una carrambata finale che prova a legare passato e presente cercando di perpetuare il mito. Tutto, però, è talmente buttato lì senza un valido perché, e condito da un umorismo di grana grossissima, che è davvero impossibile partecipare con un minimo di effervescenza al tanto dimenarsi dei personaggi. Basta una sequenza tra le tante per chiarire il concetto. Dopo lungo peregrinare il gruppo di malcapitati raggiunge un’isola, che dovrebbe indicare la posizione del tridente di Poseidone, in cui l’eroina femminile nota tante collinette in cui sono incastonate gemme e rubini. Solo una non brilla e la ragazza, guardandosi  in tasca, trova il rubino lasciatole dal padre quando era bambina, lo piazza su quella spenta, et voilà, era proprio l’anello mancante per consentire al mare di aprirsi. E tutto il film è così, un’estenuante successione di rapporti causa / effetto impostati alla bell’e meglio per far progredire la vicenda. Potrebbe cadere una mucca dal cielo e avrebbe sicuramente una mappa tatuata sull’addome con l’indicazione di un tesoro appartenuto a un antico avo del primo che passa. Il problema fondamentale è quindi che tutto può accadere senza che faccia alcuna differenza. Poi c’è Depp che fa Jack Sparrow con il solito brio (o è il contrario?), con un’entrata in scena sui generis che dà il via a una sequenza talmente sopra le righe e fracassona da risultare godibile, ma l’insieme manca di fascino, di personaggi strutturati e di un incedere appassionante. A coprire il vuoto sono il rombo dell’azione, la fanfara musicale assordante, i continui movimenti della macchina da presa e le urla dei personaggi. E tutto ciò potrebbe proseguire all’infinito. Per ora, la barca continua ad andare, del resto fa acqua da sempre quindi inutile sperare in qualcosa di più e di meglio. Sarà il primo flop a farla affondare.

Luca Baroncini
Voto: 5.5
  
(06/06/2017)




BaronciniSaso
5.5 5.5

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