LIFE - Non oltrepassare il limite

(Life )

di Daniel Espinosa
TRAMA

L'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale recupera una sonda proveniente da Marte, contenente le possibli prove dell'esistenza di forme di vita extraterrestre.


RECENSIONI

Il lungo piano sequenza iniziale chiarisce subito che Espinosa ha le idee (cinematografiche) chiare: intanto è un piano sequenza serio, ossia un sintagma narrativamente autonomo e autoconcluso, non un virtuosismo gratuito. Poi sembra vero e non truccato digitalmente (alcune interviste sembrano confermarlo), con la cinepresa che si muove su un set scomponibile (alla Rope, per intendersi) e ruotabile. Infine, denota una certa sobrietà e un gusto per la “sorpresa” non scevra di ironia: il momento clou della sequenza di suspense è relegato fuori campo, ne capiamo gli esiti dagli effetti. Il resto del film si muove proprio su queste coordinate: la competenza cinematografica (il film non ha cali di tensione), l’amore per il cinema e per il “bel girare” senza strafare, la cinefilia citazionista esibita con sincerità e la volontà di disattendere le aspettative dello spettatore con un spirito guascone, un po’ B-Movieish.

Il primo riferimento ovvio fino all’autoevidenza è Alien, anche se il film diventa e non nasce Monster Movie. Il secondo è probabilmente Gravity e il gravity-ante-litteram Mission To Mars. In mezzo ci sono tante altre “cose fantascientifiche”, da 2001 a La Cosa passando per La Cosa da un altro mondo. Ma l’Ur-riferimento, in realtà, sta nel fatto che Calvin è un Marziano, ossia l’alieno (non solo) cinematografico per antonomasia. La volontà, quindi, sembra proprio quella di giocare con gli archetipi, in maniera ludica ma rispettosa della tradizione, senza scivolare nel camp. E’ questo, ci sembra, il tratto tipico, caratterizzante del film, il suo mantenersi sul delicato limine tra il film di fantascienza “serio” e una sua reinterpretazione anarchica e scherzosa, col piccolo alieno inizialmente quasi tenero/parodistico che poi diventa una creatura tentacolare piuttosto anonima, nel suo citare tutto e niente, e poco credibile (si fa per capirsi) con la sua intelligenza fuori dal comune.

Il finale, da questo punto di vista, è perfetto, nel senso che ribadisce e riassume lo spirito del film tutto: un inganno costruito tutto sullo specifico filmico (il montaggio) sospeso tra il beffardo/scherzoso e il pessimista/disperato, che introduce particolari nuovi e aperti alle interpretazioni (perché la creatura ha lasciato in vita David? E perché è mutata?) e che insomma lascia un po’ dubbiosi e interdetti. Il serio e il faceto che si compenetrano. Il B-Movie indipendente che contamina la produzione mainstream. Forse Life non sarà un film esattamente “coraggioso”, ma è sicuramente un oggetto curioso e personale, sicuramente riuscito nel suo (re)intepretare il genere con spirito free.

Gianluca Pelleschi
Voto: 6.5
  
(10/04/2017)




PelleschiSaso
6.5 4.5

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