BALLERINA

(Ballerina )

di Eric Summer, Eric Warin
TRAMA

Francia, fine 1800. L'orfana Félicie, aiutata dal suo amico Victor, aspirante inventore, fugge da un orfanotrofio bretone per recarsi a Parigi e inseguire il suo sogno: diventare una ballerina di danza classica.


RECENSIONI

Dispiace un po' dover bacchettare film pieni di buoni sentimenti e intenzioni come Ballerina, ma lo si fa a fin di bene, proprio come i mentori stessi di Félicie nel film, che, anche in maniera dura e spietata, sottolineano come la danza non sia semplicemente perfezione tecnica, ma cuore e passione, e che richiede enorme sacrificio e dedizione. Impegno che certamente tutti gli artisti dello studio canadese L'Atelier Animation (qui al loro primo lungometraggio) hanno profuso in termini di maestranze tecniche, ma, purtroppo, assolutamente carente in termini di scrittura.
A loro discolpa si potrebbe dire che il film è esplicitamente indirizzato ai più piccoli ma questa indulgenza non fa che nuocere a tutta l'industria del cinema d'animazione che invece ha da sempre dimostrato come anche i family movie possano nascondere piacevoli sorprese e/o affrontare tematiche anche scontate con guizzi inaspettati.
Con Ballerina invece abbiamo una summa di clichè dietro l'altro tipici del genere (l'aspirante ballerina insegue il suo sogno e viene preparata da una maestra inizialmente restia, il mantra è “ se ci credi e ti impegni riuscirai”, etc etc...) affrontati in modo piuttosto didascalico, mescolati con archetipi tipicamente fiabeschi (i riferimenti a Cenerentola sono piuttosto palesi). Neanche i personaggi di contorno sembrano sforzarsi di offrire di più: l'amico d'infanzia, fedele e pieno di risorse, segretamente innamorato della protagonista, un burbero (ma solo in apparenza) direttore dell'Opera, una rivale antipatica e smorfiosa, una cattiva che sembra la versione impazzita di Madame Tremaine (la matrigna disneyana di Cenerentola) , un anonimo e macchiettistico interesse amoroso.
Eppure, tutto sommato, il risultato è migliore dell'ensemble delle parti e il film risulta per lo meno godibile anche se immediatamente dimenticabile. Degni di nota la dance battle tra Félicie e la sua rivale, inaspettatamente su note pop, e il rocambolesco e surreale finale, forse un po' troppo sopra le righe e fuori contesto.
Sul versante tecnico è tutta un'altra storia, soprattutto se si considera l'esiguo budget (soli 30 milioni di euro) che però ha goduto degli sgravi fiscali canadesi (il film è una coproduzione francese, ma è risultato molto più economico realizzarlo a Montreal).
Tutta la ricostruzione della Parigi di fine Ottocento è minuziosa e dettagliatissima, e comprende il Palais Garnier, l'Opera, la Tour Eiffel e la Statua della Libertà in contemporanea costruzione  (piccola licenza poetica, del resto è pur sempre una fiaba), i meravigliosi palazzi signorili, i vicoli e le taverne più popolari.

Ma è l'animazione il fiore all'occhiello del film. Un'equipe neanche poi così numerosa di animatori, guidata dal veterano Ted Ty (che in passato ha lavorato per Disney e Pixar), hanno reinterpretato le meravigliose coreografie della ballerina (nonché direttrice dell'Opera) Aurélie Dupont, e il primo ballerino Jérémie Belingard, senza l'uso del motion capture (come erroneamente riportato da molti articoli).
Il risultato è piuttosto impressionante (la sequenza nella locanda ne è un esempio insieme all'uso di numerosi rallenti nelle scene più mozzafiato) perché mantiene un feel naturale e armonioso che bilancia bene il realismo dei movimenti col look cartoon (soprattuto considerando l'anatomia dei modelli).
Il film ha goduto di un buon successo in tutti i mercati in cui finora è uscito, e questo ha permesso a l'Atelier Animation di mettere in cantiere un secondo progetto, The Bravest, con protagonisti i pompieri della New York degli anni '30 e una sedicenne che deve diventare un' eroina per salvare suo padre.
Da queste poche righe di trama sembra che lo studio voglia definire la propria identità creativa raccontando storie di genere con teen-agers in costume, differenziandosi dai grossi studios hollywoodiani e dai loro high concept movies (à la Pixar per esempio). Con Ballerina il risultato è insufficiente; anche dal punto di vista grafico il look finale è piuttosto convenzionale e lontano dai meravigliosi bozzetti preparatori che mostravano uno stile più ricercato, dall'enorme potenziale. Anche se è lodevole la scelta di evitare di riproporre le classiche commedie infarcite di gag (magari con protagonisti animali o mascotte) che abbondano a Hollywood, è soprattutto sul piano del linguaggio che l'Atelier Animation deve riuscire a trovare una alternativa valida, che non marchi i suoi film  con l'etichetta “per bambini”, troppo spesso sinonimo di pigrizia di scrittura, quando invece, dovrebbe essere tutto l'opposto. A maggior ragione perché l'animazione è uno strumento potente, versatile, dalle enormi capacità espressive, troppo spesso sacrificate e/o inutilizzate.

Michele Sottile
Voto: 5
  
(04/04/2017)




SasoSottile
5.5 5

Back