LA LEGGE DELLA NOTTE

(Live by Night )

di Ben Affleck
TRAMA

Boston, 1926. Mentre il liquore scorre a fiumi e volano le pallottole, un uomo sta per lasciare il suo segno nel mondo. Joe Coughlin è figlio di un capitano della polizia di Boston – uno importante, in città – ma ha da tempo voltato le spalle alla Legge.


RECENSIONI

Joe, reduce di guerra, torna dalla Francia con la ferma convinzione di non assoggettarsi mai più a un’autorità (il padre, la legge: che sono la stessa cosa). Nel mondo corrotto e violento nel quale ha deciso di agire, quello della malavita, si astiene inizialmente dall’omicidio («Non sei un assassino, sei un bandito in giacca e cravatta») il suo percorso umano incrociando un amore o, meglio, un’ossessione che sfocia in passione insana («Sono pazzo di lei», dice Joe, «La pazzia non è amore» gli fa notare il padre): imboccherà una strada di vendetta, perseguita sulla base dello stesso miraggio, finendo, come il fatale noir comanda, a pagare un prezzo altissimo.
Ben Affleck ritorna a un romanzo di Dennis Lehane (dopo il suo debutto, Gone Baby Gone) e lo piega a operazione di stile, al regista interessando soprattutto la ricostruzione di un mondo e la rievocazione di un modo di guardarlo: sulla superficie del film di gangster, intesse i motivi dell’immigrazione, del razzismo e sullo sfondo fa stagliare l’epoca (la Grande Depressione, il proibizionismo), puntando su un motivo evangelico per creare contrasto con le motivazioni individualistiche dei caratteri principali. Ricreando con grande eleganza un immaginario cinematografico come quadro mobile (le mirabili composizioni delle figure in movimento e i virtuosistici volteggi della macchina da presa - la riconoscibile mano di Robert Richardson -), Affleck racconta la storia di un outsider in voce off (altro omaggio alla tradizione polar): la narrazione all’inizio incamera i suoi motivi, poi, una volta che l’azione si sposta dalla consueta Boston in Florida, cerca di dispiegarli, facendo leva su una sceneggiatura che mantiene la patina e l’enfasi dei dialoghi letterari dando rilievo, come ben si confà a questo tipo di affreschi, ai caratteri secondari e di contorno.
Un film tutto consegnato all’idea di genere che omaggia e cavalca, sconfinando talvolta nel melodramma e che, non mancando di ambizione, paradossalmente, forse dura troppo poco per darle pienamente voce.

Luca Pacilio
Voto: 6.5
  
(13/03/2017)




Di NicolaPacilioSaso
6 6.5 6

Back