CINQUANTA SFUMATURE DI NERO

(Fifty Shades Darker )

di James Foley
TRAMA

La storia tra la giovane Anastasia ed il ricchissimo Grey non è ancora finita. Purtroppo.


RECENSIONI

Scrivendo del secondo capitolo cinematografico della saga tratta da una trilogia di romanzi di successo, il punto cruciale non sembra tanto chiarire se sia brutto. Lo è, molto, ma questo era prevedibile e già ampiamente annunciato dal primo film. Brutto in primo luogo perché mal scritto, grossolano e inverosimile, tedioso e senza ritmo. E’ risibile il lato noir, pretestuosi gli ostacoli ed i conflitti di coppia, sconcertante la rapidità della tragedia scampata, ed è meglio tacere sull’ancora indefinito trauma d’infanzia che si suppone costituirà il grande tema del prossimo capitolo. Insomma, quelli che dovrebbero essere gli snodi della trama sono buttati lì senza neanche fingere di crederci e la regia nulla inventa per animare questo universo alternativo in cui si guadagnano migliaia di dollari in un quarto d’ora (senza mai lavorare) e da un giorno all’altro si passa da stagisti a dirigenti. Come se non bastasse, il film non sa concedersi un briciolo di ironia, al contrario ammorba con un’aria tragica immotivata, che non fa che alimentare il ridicolo involontario. inevitabile con gente che pretende di parlare di dominatori e sottomessi prendendosi sempre terribilmente sul serio.
Giudicando invece Cinquanta sfumature per quello che è, una operazione commerciale, occorre sottolineare come essa non sia basata, come la promozione suggerisce, sulla messa in scena di trasgressione e piccanti costumi sessuali. Questi elementi possono solo aver aiutato ad attirare l’attenzione di molti.
La chiave del successo è invece la riproposizione della parabola di Cenerentola, mescolata alla sua versione aggiornata, cioè Pretty woman. Anche se venduta per qualcos’altro, la sostanza è quella.
Il protagonista maschile è un miliardario di bell’aspetto che trasforma la vita di una ragazza dimessa ma di buoni sentimenti. Siamo di nuovo al cospetto di una donna “pura” ed un uomo da redimere. Un uomo a cui le vicende della vita hanno fatto dimenticare i sentimenti, a cui solo Lei insegnerà ad amare. Il film, insomma, non fa che elargire zuccherini al pubblico femminile, gratificandone le fantasie più banali (molte delle quali da sedicenne). Questo protagonista maschile non ha alcun interesse e pensiero al di fuori di Lei, le tributa pubblici onori, ribadisce che lei è completamente diversa (benché nulla di quel che ci viene mostrato lo giustifichi). Gli occhi di tutti la invidiano, la futura suocera la adora e sottolinea “Senza di te era perso”. Alla soddisfazione dell’ideale sentimentale si affianca quella della aspirante principessa, ecco allora il solito guardaroba sconfinato a disposizione, le feste in abito da sera (lei non è mai andata ad un ballo!), i fuochi d’artificio dedicati, gli chalet in montagna e la barca a vela. Come lo shopping illimitato e la serata all’opera di Julia Roberts, ma senza niente di quel che funzionava bene in Pretty woman. Per non parlare della citazione letterale da Una donna in carriera, per la quale neppure il rimando madre-figlia basta ad evitare un moto di insofferenza. Insomma, tutto copiato, ma copiato male. Il recente Io prima di te, ad esempio, riproduceva alcuni elementi dei modelli citati, ma al contempo inventava qualcosa di nuovo su questo canovaccio ed inseriva persino spunti interessanti.
Tornando alla comunicazione ingannevole, la presunta trasgressione è non solo uno specchietto per le allodole, ma un vero e proprio raggiro. Il film, infatti, oltre ad una serie di scene di sesso convenzionalissime benché caricate di enfasi immotivata, offre una delle rappresentazioni più conservatrici dei rapporti di coppia da molto tempo a questa parte. Con un protagonista possessivo (e castrante) come un uomo di 60 anni fa ed il matrimonio all’orizzonte dopo poche settimane di relazione. Al confronto, un film Disney risulta più moderno, e non di poco.
Restando infine nell’ambito delle operazioni commerciali che, negli anni, hanno puntato sul richiamo dell’erotismo, Cinquanta sfumature esce malconcio da qualunque confronto e verrebbe la tentazione di rivalutare, coi loro difetti, Nove settimane e mezzo e Basic instinct. Anche Kim Basinger, Mickey Rourke e Sharon Stone, pare evidente, un po’ di carisma in più lo avevano, non solo rispetto al modello bravo solo negli esercizi ginnici, ma anche della Johnson, con cui troppa critica ha dimostrato indulgenza eccessiva, forse confusa dai suoi nudi.
E’ forte la tentazione di riassumere scrivendo che bisogna essere veri masochisti per sorbirsi la saga.
A questo proposito il film ci ricorda quanto sia difficile scrivere e girare con efficacia materiale erotico; dopo questa visione si può solo constatare quanto sia noioso il sesso fatto dagli altri.

 

 

Raffaella Saso
Voto: 3
  
(17/02/2017)




Di NicolaSaso
5 3

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