LOVE IS ALL - Piergiorgio Welby, autoritratto


di Livia Giunti, Francesco Andreotti
TRAMA

A nove anni dalla morte, il 20 dicembre 2006, la vita di Piergiorgio Welby viene ricostruita attraverso i suoi scritti, dipinti, fotografie.


RECENSIONI

Piergiorgio Welby, autoritratto. Nel sottotitolo di Love is All è già contenuta la sostanza: Francesco Andreotti e Livia Giunti costruiscono il film su Welby attraverso le sue poesie, scritti e dipinti. Attraverso i pensieri. Diffuse per la prima volta da Mina Welby ai due registi, le opere composte dal marito non diventano l’origine per ribadire una posizione politica, al contrario: sono i suoni e immagini di un viaggio nell’intimo, una sonda nel privato e nel passato. Ciò che viene ottenuto dall’addensarsi di questo materiale è lo sguardo soggettivo del protagonista. Welby ci parla di se stesso: Piergiorgio secondo lui. Emanuele Vezzoli gli presta la voce, ma resta sua l’essenza: a partire dall’inizio, una battuta di caccia col padre, un momento famigliare già reso imperfetto dalla distrofia, Welby racconta ma viene interrotto dalle notizie che lo riguardano. La narrazione intima è disturbata dall’esposizione mediatica ma qui, si dice subito, è il racconto di sé che conta: così i servizi dei tg, le strumentalizzazioni feroci, sono smentite nell’inquadratura delle televisioni senza segnale. Dopo l’operazione il tv noise mette a tacere le esternazioni e, soprattutto, dice della condizione di Piergiorgio nel suo corpo “prigione infame”: il rumore bianco è divenuto la sua vita, monotona e dolorosa, che gradualmente perde dignità fino alla scelta di premere l’interruttore.

I registi partono da videoinstallazioni per poi arrivare alla forma del documentario: fanno dialogare i testi con i quadri, gli scritti con la natura, a volte assumendo l’occhio di non autosufficiente attraverso l’inquadratura, a volte riprendendo spazi e luoghi in un’associazione puramente evocativa. Al culmine di questo processo, con struggente ironia, Piergiorgio si accoppia con una carpa: nell’atto, enunciato da lui stesso, il comico e il grottesco convogliano per rendere scettica una condizione tragica. È una scena che fa chiarezza: il film non è il dramma di un uomo che vuole morire, è la storia di un uomo che ama la vita e rifiuta il suo scafandro. L’amore è nel titolo. Love is All, dal tatuaggio sul braccio di Welby, contiene un solo gesto politico: la descrizione di una vita. È nelle battute di caccia e pesca, nelle cene di Natale, negli scherzi e nella normalità che troviamo questo gesto, che va a sottrarre l’uomo dall’immagine televisiva per restituirgli quella personale. Egli viene riportato dal mediatico all’intimo, dagli altri a lui. Piergiorgio che fuma una sigaretta, Piergiorgio che parla dolcemente con la moglie: l’umano è il vero politico, perché proprio nel raccontare il privato aumenta l’intensità della voce che pubblicamente chiede un diritto.

Non vedo, stasera non vedo
La vita dal televisore
L’angoscia di spettatore
Dimentico andando all’indietro
Piergiorgio Welby

Emanuele Di Nicola
Voto: 7
  
(01/02/2017)




Di NicolaPacilio
7 7.5

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