POVERI MA RICCHI


di Fausto Brizzi
TRAMA

Famiglia burina vince alla lotteria una somma spropositata. Per sottrarsi a richieste e aspettative pressanti di amici e conoscenti, i Tucci scappano dal proprio paesino nel Lazio e arrivano a Milano. La nuova vita da ultraricchi, però, a lungo andare li metterà di fronte alla loro inadeguatezza e a ciò che hanno smarrito.


RECENSIONI

Fausto Brizzi lo considera il suo primo film comico da regista, dopo un itinerario cosparso di commedie sentimentali. Il suo primo remake: di Les Tuche, film del 2011 di Olivier Baroux, grande successo in Francia e capitolo d’inizio di una saga famigliare. La prima volta, ancora, in cui ha diretto attori che da sempre stima: Enrico Brignano e Christian De Sica. Quest’ultimo poi – protagonista di molte sceneggiature firmate da Brizzi per le regie “natalizie” di Neri Parenti – a sua volta ha dichiarato di aver interpretato il film più comico della sua carriera. Quello che doveva chiamarsi I ricchi non friggono ma è diventato in seguito Poveri ma Ricchi.
E che, in effetti, può senz’altro sfoggiare una squadra comica non indifferente: ad affiancare i due attori romani, infatti, qui cognati che poco si sopportano sotto lo stesso tetto (De Sica è il capofamiglia Danilo Tucci, operaio in un caseificio; Brignano è Marcello, il fratello di sua moglie, uno specialista di assurdi innesti agricoli), ci sono il talento di Lucia Ocone e l’esperienza di Anna Mazzamauro (rispettivamente la moglie casalinga, Loredana, e la suocera rompiscatole di Danilo, appassionata di fiction televisive, che alla fine ci proverà con Gabriel Garko). E ci sono anche, poi, Giobbe Covatta – più defilato – nella parte di un sacerdote assai poco spirituale e Ubaldo Pantani a interpretare il maggiordomo della nuova vita dei Tucci. A completare l’universo di questa famiglia sopra le righe e grossolana i figli di Danilo: un’adolescente tutta selfie e la parola “hashtag” a inaugurare ogni discorso (Federica Lucaferri) e un bambino di otto anni (Giulio Bartolomei), voce narrante del film, intelligente e studioso, quasi un “alieno” rispetto ai suoi parenti.
Vincono 100 milioni di euro alla lotteria, i Tucci, e una volta scoperti da media e compaesani, lasciano il loro paesello laziale e una vita modesta per godersi una da sogno a Milano. Una suite tutta per loro in un albergo extralusso e poi un grande attico con bar, cabina per fototessere, fontana per bere e bancomat. Sprecano fiumi di denaro ogni giorno (“comprano” persino Al Bano che canta per loro ogni volta che lo desiderano) ma non hanno amici, e soprattutto si rendono conto che milionari e miliardari d’oggi non ostentano ciò che possiedono, piuttosto frequentano mostre d’arte, fanno beneficenza per sentirsi migliori, si muovono in bici, mangiano cibo biologico. E mentre Marcello si finge povero per amore di una ragazza (Lodovica Comello), Danilo e Loredana cercano di assimilare comportamenti e interessi degli odierni ricchi.
Le cose andranno come andranno, fino al finale che li riporta a casa, con tanto di “messaggio” ben confezionato che non fa una piega, a risistemare tutto e a non graffiare nulla, gioco registico qua e là anche divertente, ma abbastanza innocuo, su dicotomie, luoghi comuni, mode e ipocrisie sociali. L’equivoco di fondo, in realtà, non è proprio nuovo: perché trash non significa automatica applicazione del politicamente scorretto, anzi. E di sorprendente, di imprevisto, ma anche di qualcosa che possa pur minimamente aprire spiragli narrativi meno battuti, non si intravedono tracce, al di là di un gruppetto di battute, di situazioni, e del mestiere che gli attori conoscono bene ad infilare meglio certi tempi, a ossigenare un poco la narrazione. De Sica, capello biondo, ricci e barba in allegato, è meno mattatore ma sai già cosa farà. Ed è un po’ così per tutti, in fondo. Probabilmente, la migliore è la maschera di Ubaldo Pantani, comico e imitatore televisivo, formatosi nel teatro drammatico. Ma la satira sociale, insomma, è piuttosto annacquata, e non bastano a sorreggerla un couscous di formiche rosse da ingerire per sentirsi al pari degli altri o un’opera d’arte da svariati milioni inconsapevolmente oltraggiata da un pennarello nero. Anche la messa in scena, inoltre, per Brizzi che in passato ha dimostrato di saperla costruire e curare, questa volta sembra abbastanza trasandata, per certi versi quasi involontariamente mimetica rispetto al piatto spessore dei personaggi.
Poi, per carità, c’è molto di peggio in giro, e alla fine si tratta di un’ora e mezza che danni non può fare. Poi siamo a Natale, e forse al regista, come dire, non è che importasse rivelarci chissà cosa. Oppure non abbiamo capito niente noi: “Meraviglioso! Non ho mai riso così tanto in vita mia, c'era proprio bisogno in questi periodi così tristi ... De Sica un mito come sempre, Brignano fantastico ... !”. O ancora: “Visto ieri sera..... bellissimo. Un film che ti fa ridere di cuore, senza volgarità ,con buoni sentimenti e bravi attori. Un film da vedere” (alcuni commenti di spettatori sulla pagina Facebook ufficiale del film).

Leonardo Gregorio
Voto: 5
  
(23/12/2016)




BaronciniGregorio
5 5

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