SNOWDEN

(Snowden )

di Oliver Stone
TRAMA

Ritratto e vicende di Edward Snowden, l’esperto informatico che, dopo anni di lavoro per la CIA e la NSA, nel 2013 rivelò al mondo l’immensa rete di spionaggio digitale ed elettronico delle agenzie governative statunitensi sui cittadini americani e su altri Paesi del mondo.


RECENSIONI

Che Hollywood potesse spalancargli le porte era poco probabile, ma Oliver Stone questo se lo aspettava, e così i capitali per realizzare il suo ultimo film sono infine arrivati soprattutto dall’Europa: Germania e Francia. Premessa fondamentale: a raccontare cinematograficamente Edward Snowden c’era già stato, nel 2014, vincendo l’anno dopo l’Oscar come miglior documentario, Citizenfour di Laura Poitras, girato mentre tutto avveniva, mentre tutto stava cambiando: una camera d’albergo ad Hong Kong nel giugno 2013 e il giovane superesperto informatico che per diversi giorni, alla regista e ai giornalisti Glenn Greenwald e Ewen MacAskill, raccontava tutto quello che sarebbe invece dovuto restare segreto. Fino a che la sua identità non venne a galla. Fino a essere costretto a scappare dai tentativi del suo Paese di acciuffarlo, accusato di aver violato, con effetti mai così vasti nella storia del Paese, i sistemi di sicurezza dell’intelligence. Costretto a scappare fino in Russia, dove tuttora si trova. Un caso planetario, con le dicotomie di “traditore” e “paladino delle libertà individuali” a contenderselo. Lo Snowden di Stone sa da che parte stare, e di Citizenfour fa il suo centro di irradiazione narrativa, portando però il documentario in fiction, affidando il ruolo del whistleblower, l’informatore, la “gola profonda”, a Joseph Gordon-Levitt, con Melissa Leo a interpretare Laura Poitras, e Zachary Quinto e Tom Wilkinson a impersonare rispettivamente Greenwald e MacAskill. I viaggi di Stone a Mosca per incontrare Snowden, l’apporto di Kieran Fitzgerald alla sceneggiatura, basandosi sui libri The Snowden Files del giornalista Luke Harding e Time Of The Octupus di Anatoly Kucherena (l’avvocato russo dell’ex dipendente CIA), hanno contribuito a creare tutto il resto, in un racconto che abbraccia nove anni della storia del protagonista, tra il 2004 e il 2013, durante le amministrazioni di George W. Bush, prima, e di Barack Obama poi.
Ed ecco allora questo giovane convinto di appartenere al miglior Paese del mondo arruolarsi per tentare di arrivare alle Forze Speciali, ma costretto a cercare un altro futuro a causa di un infortunio alle gambe che gli dà consapevolezza della sua inidoneità fisica. E dunque, per quella nazione ancora scossa e ferita dall’11 settembre di pochi anni prima, si può fare altro, servirla in altro modo, in virtù di un talento informatico fuori dal comune che lo porta velocemente a ricoprire ruoli di primo piano per le attività della CIA, grazie alla fiducia che il suo capo (Rhys Ifans) ripone in lui. È sincero, Edward, quando, durante una manifestazione di protesta contro Bush per la guerra in Iraq, a colei che diventerà la sua fidanzata, Lindsay Mills (Shailene Woodley), ragazza liberal, dice che non gli piace criticare il governo.

Pian piano, però, Snowden comincerà a scoprire che quello in cui crede e il suo lavoro sono cose diverse, e sarà proprio il rapporto con Lindsay il territorio del racconto in cui tutto si riverserà, perché è qui – al di là delle meccaniche del thriller, della temporalità sottomessa alle esigenze della narrazione, del montaggio; al di là del crescendo tensivo, della consueta affabulazione effettistica di Stone – che risiede la punteggiatura emotiva e nodale del film, nel cortocircuito tra la vita professionale e quella sentimentale, nel lasciarsi e ritornare poi con lei, nella dedizione profonda, e soffertissima, di lei per lui. Lascia la Cia, Edward, ma continua a far parte di un sistema che tutto controlla: finisce in Giappone, poi nel Maryland, infine alle Hawaii per un azienda vicina alla NSA, altra potentissima agenzia governativa che, insieme a CIA e FBI, si occupa di sicurezza nazionale. Nel frattempo, forse ha smesso di credere che gli Stati Uniti sono il Paese perfetto; le domande della macchina della verità ora lo mettono in crisi, la paura che la vita con Lindsay sia spiata da una webcam, o da chissà quale altro strumento, è sempre più forte. Sa troppe cose, ormai, Edward, e deve condividerle con qualcuno: dalle Hawaii si ritroverà ad Hong Kong…
Alla fine è il vero Snowden, in collegamento dalla Russia, a togliere la scena a Joseph Gordon-Levitt e a prendersi gli applausi del pubblico di uno studio televisivo. Film arrivato mentre gli States decidevano se eleggere Hillary Clinton o Donald Trump, con l’amnistia mai giunta da parte di Obama. A Stone interessa mostrare l’enorme rete di controllo che l’intelligence americana ha esteso, scavalcando ampiamente la lotta al terrorismo e penetrando in modo smisurato e capillare nelle vite altrui. Condanna i governanti, il regista, ma questa volta riesce forse a essere meno programmatico e semplicistico, pur nella ideologia piegata alla prospettiva eroica: sembra, cioè, tornare anche a “ragionare” sul racconto. Perché, se chiedergli complessità è troppo, anche quando molte ragioni stanno dalla sua parte, gli va comunque riconosciuta qui una certa efficacia nella resa narrativa rispetto a una materia oggettivamente difficile da plasmare, tra un’infinità di codici e metadati. Congiungendo il tutto con una costruzione dei personaggi che riesce a tradurre meglio il senso e anche la passione di un’opera come Snowden, dando al film la forma più mirabile proprio fra le diramazioni della struttura biopic, negli schemi più canonici del cinema di racconto. E allora, in questa “dramatization of actual events”, come riporta la didascalia che avvia il film, se Joseph Gordon-Levitt e Shailene Woodley, con i loro Edward e Lindsay, sono il vero movimento, capita anche che un Nicolas Cage a cui vengono concesse pochissime scene, una manciata di battute, riesca a restituire tutta l’esistenza di un mentore marginale. Alla fine ha vinto anche lui.

Leonardo Gregorio
Voto: 6
  
(07/12/2016)




BarattiBertozziBilliDi NicolaGregorioMarelliPacilioRangoni Machiavelli
5 5 6 4.5 6 5 6 6.5
SangiorgioSaso
5 5

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