QUANDO HAI 17 ANNI

(Quand on a 17 ans )

di André Techiné
TRAMA

Damien è un adolescente che vive con la madre medico, mentre il padre soldato è in missione all’estero. Prende lezioni di combattimento da un amico del padre per difendersi dai bulli che a scuola lo scherniscono per i suoi modi effeminati. Quando incontra Tom, il figlio adottivo di una coppia di agricoltori locali, tra i due è odio a prima vista. Ma quando la madre di Tom si ammala, quella di Damien si offre di ospitare il ragazzo a casa loro. La tensione tra i due ragazzi si fa sempre più palpabile.


RECENSIONI

Fra tutti i temi e gli argomenti, è con l’adolescenza che il cinema pare avere un rapporto privilegiato, come se il suo occhio ne finesse sempre perdutamente attratto, come se nella sua fluidità e nella sua spinta costitutiva verso una definizione – sempre incerta, sempre aperta a nuove possibilità – il cinema ritrovasse idealmente se stesso e le proprie ambizioni espressive. Questo sembra essere particolarmente vero per il cinema francese, che forse più di tutti ha creduto e ceduto alla fascinazione dell’adolescenza, del suo racconto, della sua furia scomposta e creatrice. E ci ha creduto tanto anche André Téchiné, che a 73 anni ci regala un film gioiello, che si impone in punta di piedi con la delicatezza, la freschezza e l’impeto di un piccolo miracolo.
L’adolescenza e, più nello specifico, il riconoscimento e l’accettazione della propria identità sessuale sono temi frequentati da tanto cinema, anche contemporaneo, e che dunque si espongono a rischi evidenti: il già-visto, lo stereotipo, il non-necessario, il detto-meglio-altrove. Téchiné sorpassa il problema quasi dimostrando di non porselo neppure: è talmente pura la concezione del suo gesto cinematografico che non solo non ha necessità di guardare ad altro, ma soprattutto non ha interesse ad abbassarsi alle mode posticce della facile prurigine. L’occhio è quello del regista maturo che non impone una saggezza di vita acquisita sui suoi personaggi, evita l’atteggiamento paternalistico di chi conosce e dall’alto enuncia una supposta verità; sceglie piuttosto di calarsi nella verità, nelle contraddizioni di una realtà, anche emotiva, in dialogo con se stessa, facendo tesoro dell’esperienza registica unicamente come strumento per contenere e dare forma, senza costringere ad una forma, l’ipotesi sentimentale dei suoi protagonisti.

Le vicende del film sono ancorate ad un contesto reale, per non disperderne il sentimento nella vacuità di un’arcadia del desiderio omosessuale: ci sono un padre che muore in guerra, una madre che deve gestire il figlio e il suo dolore, un’altra che è malata, l’istituzione scolastica come microcosmo di aggressività sociale. Influenzate da questi elementi, le traiettorie dei protagonisti tuttavia non vi soccombono, venendo invece continuamente deviate e rinegoziate nel braccio di ferro emotivo di un desiderio e un’identità che reclamano un nome. È una dialettica dei contrasti quella che viene messa in gioco per esprimere la naturalezza, e le naturali impervietà, di un giovane amore che sta per nascere – allontanarsi/avvicinarsi, picchiarsi/accarezzarsi – ricamata nell’equilibrio finissimo di una scrittura encomiabile, mai troppo studiata, sempre sensibile e aperta allo scorrere della vita. In questo un plauso particolare va alla co-sceneggiatrice Céline Sciamma, probabilmente la più efficace indagatrice dell’universo adolescenziale e pre-adolescenziale di questi ultimi anni (come dimostrano i suoi film da regista: quel piccolo capolavoro che è Tomboy e il bel Diamante nero).
Meriterebbero un saggio a parte i due protagonisti: Corentin Fila, esordiente assoluto, e Kacey Mottet Klein, cresciuto cinematograficamente con Ursula Meier (Home e strepitoso in Sister) e, per chi scrive, la più grande promessa attoriale del giovane cinema europeo. Calati nel gioco di contrasti che intelaia il film – bruno/biondo, sensuale/spigoloso, contadino/borghese – i due attori convincono e commuovono nel dar corpo e respiro ad un desiderio che si fa sempre più pressante, ad un amore così fisico eppure pudico, ai moti di rabbia paurosa e quella vibrante incognita, che poco a poco diventa una presa di coscienza – quando scoprono che non possono fare a meno l’uno dell’altro.

“Notte di giugno! Diciassette anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che dà alla testa…

Divaghi e senti un bacio sulle labbra
Che palpita come una bestiolina…”
Arthur Rimbaud

Eddie Bertozzi
Voto: 8
  
(16/10/2016)




BarattiBaronciniBertozziBilliDi NicolaFavaraFeolePacilio
6 7 8 8 8 8 6.5 8
Sangiorgio
7

Back