BRIVIDO

(Maximum Overdrive )

di Stephen King
TRAMA

19 giugno 1987. Una cometa si allinea alla Terra: i camion sono fuori controllo. Un gruppo di personaggi cerca di sopravvivere.


RECENSIONI

Stephen King firma l’unica regia cinematografica nel 1986, adattando il suo stesso racconto Camion (Maximum Overdrive) contenuto nella raccolta A volte ritornano. Lo scrittore/regista moltiplica i personaggi del testo, che si svolge in un locale con unità di tempo e luogo, e lo espande per renderlo metafora dell’impazzimento dell’America anni ’80. L’ipotesi di apocalisse è vista dalla prospettiva di Bill (Emilio Estevez), cameriere in un diner, che incrocia un manipolo di altre figure (un venditore di bibbie, una coppia di sposi, un bambino coraggioso) a loro volta assurde, grottesche, ridicole. Il plot è imperniato sulla rivolta delle macchine, grande tema kinghiano (cfr. Christine, ma non solo), che cita Duel e macina l’immaginario americano, accumula topos su topos sia concettuali che visivi (il teen in completo da baseball), mette in horror gli archetipi di una cultura facendone la parodia: la scritta “just married” sull’auto degli sposini diventa bersaglio del tir assassino. La caricatura si applica a livello proprio grammaticale, con il linguaggio di genere che slitta decisamente verso il volgare, il sessista e l’esplicito (i dialoghi dei camionisti). King gira coadiuvato dal direttore della fotografia Armando Nannuzzi, che perse un occhio per un incidente sul set e fece causa al regista: i due enfatizzano lo strano e il paradossale, costruiscono ralenti nei momenti chiave, esasperano gli effetti speciali della Industrial Light & Magic con esplosioni pirotecniche e mezzi che volano. E’ la resa dei conti di una nazione assediata dai propri riflessi automatici, come il ragazzo che indossa la maschera da baseball per proteggersi dal distributore animato.

Dispositivo chiaro e scoperto, impaginazione dei luoghi comuni di un decennio, il film si impegna a distruggerli: lo fa in modo esplicito, con passo didascalico e sottolineato (la ragazza urla alle macchine: “Vi abbiamo creato noi!”, esattamente come nel racconto), con un divertissement sottilmente contraddittorio. Nel frullato che trita tutto, infatti, resta in piedi la retorica dell’eroismo americano con gli “eroi” che si calano nel cunicolo per eseguire il salvataggio finale. Le macchine ricattano gli uomini chiedendo carburante, la loro droga, e la sola resistenza possibile è aspettare che la congiunzione finisca, senza logica, così com’era venuta. King allude perfino al vizio della guerra, raffigurato nel personaggio che apre lo scontro e spara alle macchine, ma qualsiasi sottotesto politico sarebbe sovrainterpretare: è un grande scherzo, con fine unico lo spasso della singola sequenza, la comicità spillata dall’umana idiozia. L’autore non si mostra particolarmente a suo agio con la regia, poco più che corretta, come attestato dalle scene madri - la sparatoria prefinale - che si risolvono nella leggibile dialettica campo/controcampo, osando al massimo una soggettiva della macchina. Oltre al canovaccio dell’intreccio corale, oltre alle beffe presto esaurite, la vera protagonista è però la colonna sonora degli AC/DC: detonazioni hard rock nei momenti più strong, botti di classe a sottolineare l’helzapoppin’ sulla fine del mondo che si gode (e dimentica) all’atto della sua fruizione. Estemporaneo, sfacciato, guilty pleasure divertente a tratti. Il regista conferma lo scherzo apparendo in cameo iniziale come cliente che subisce la rivolta del bancomat (“You are an asshole”, si legge sul video). Il racconto fu poi riadattato nel film per la Tv Trucks - Trasporto infernale di Chris Thomson (1997). Stephen King non tornerà più alla macchina da presa, continuando saltuariamente l’attività di sceneggiatura (dopo di questo Cimitero vivente di Mary Lambert, 1989, l’ultimo script Cell di Tod Williams, 2016).

Emanuele Di Nicola
Voto: 6
  
(06/10/2016)




Di NicolaRangoni Machiavelli
6 5

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