LIBERAMI


di Federica Di Giacomo
TRAMA

Padre Cataldo, sacerdote esorcista della provincia di Palermo, riceve continue richieste di aiuto e le sue messe di liberazione sono frequentatissime. È uno dei circa 250 esorcisti italiani chiamati a fronteggiare un numero di “posseduti” elevatissimo e in aumento, che interessa tutto il territorio nazionale. Quale sia l’effettiva natura del loro male, è spesso difficile da definire.


RECENSIONI

È un titolo quanto mai intelligente e efficace nella sua brevità, Liberami, una parola e un verbo che assume il punto di vista “debole” di chi chiede aiuto e che sottintende un vocativo: a chi si rivolge?
In genere è diretto a Dio quel “liberaci” (dal male) della più importante delle preghiere cristiane e il concetto teologico di “liberazione” ha un significato storicamente e socialmente importante che riguarda il ruolo della Chiesa nel mondo, nei confronti dell’umanità, soprattutto di quella più sofferente e emarginata.
Apparentemente semplice, è dunque un termine complesso, che unisce spiritualità e senso umano e che si presta a descrivere una situazione in cui i due elementi coesistono.
Assunto che di liberazione dal male si tratti, ancora più complesso è capire che cosa sia il male e quale sia il confine tra male, Male e Maligno contro i quali Padre Cataldo combatte ogni giorno, passando dal fronteggiare urla e svenimenti al dispensare consigli di natura pratica per debiti non saldati; tra il sacro, il sindacale e il genitoriale, è una figura di riferimento per animi irrequieti, turbati, verso i quali esercita il «ministero della consolazione» (sue parole da intervistato), che rientra fra i doveri di un moderno esorcista.
È qui che il discorso si svela più antropologico che teologico (la regista ha una laurea in Antropologia), e accanto alle oscillazioni socio-spirituali del film abbiamo quelle di genere che mescolano i più consueti sintomi di possessione da horror mistico (occhi rovesciati, voci alterate) a siparietti da doncamillesco cinema popolare, a momenti di documentaristica confessione: lo sguardo che tiene insieme la narrazione non interviene, non domanda, non commenta. Ciò non significa che sia neutrale.

È anzi più che evidente la vena ironica che tende non alla ridicolizzazione - ci mancherebbe -, ma allo svecchiamento di un tema classico attraverso un’indagine attuale, in cui l’inquietante fa presto a demistificarsi nel bizzarro. Tuttavia e proprio per questo, è un discorso che problematizza in parte, e in parte lascia al pubblico dei quesiti aperti (il che è un bene), ma che rischiano di trovare facile compensazione nella simpatia. Tale simpatia riguarda poi principalmente la figura centrale di Padre Cataldo - il suo interloquire con un Satana telefonico che, insomma, è ora che la smetta con le sue magagne, tanto più che manca poco a Natale e dunque auguri anticipati alla famiglia all’altro capo del telefono; che spruzza un appartamento, dipinti inclusi, di acqua benedetta e invita a sbarazzarsi di vari peluche «soprattutto quello nero» -.
Quanto invece alle vittime di disagi o suggestioni che portano a cercare conforto in una figura sacerdotale, non suscitano che delle perplessità e un tocco di sconcerto, a tratti.
La sequenza conclusiva in cui Padre Cataldo partecipa a un corso d’aggiornamento per esorcisti in Vaticano, riconduce alla serietà e a un preciso ordinamento quella che rischiava di essere scambiata per una figura popolare fino all’amatorialità. Dunque appaiono, alla fine del film, i dati relativi ai fenomeni di possessione in Italia, riportandoci alla concretezza di una realtà forse sottostimata e che invece raggiunge numeri di casi esorbitanti. Cose su cui forse è il caso di riflettere ancora un (bel) po’.
Il film merita per l’originalità, l’intelligenza e l’arguzia con cui espropria un tema forte alla sua trattazione abituale e osa esporlo con conciliante leggerezza.
Ma è chiaro che si osa molto di più nel non essere concilianti.
Vince il premio come miglior film della sezione Orizzonti nella 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
La settimana successiva muore a 91 anni Padre Amorth, il più richiesto esorcista d’Italia e fra i più famosi sacerdoti esorcisti al mondo.

Alessia Astorri
Voto: 6
  
(05/10/2016)




AstorriBarattiBaronciniCompianiDi NicolaPacilioSangiorgio
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