IL VIAGGIO

(The Journey )

di Nick Hamm
TRAMA

Britannici e irlandesi hanno riunito i partiti politici dell’Irlanda del Nord a St. Andrews, in Scozia, per discutere un accordo storico. Improvvisamente, dopo i giorni bui dei Troubles, la pace sembra possibile. L’unico ostacolo è convincere il fervente predicatore protestante Ian Paisley e il repubblicano irlandese Martin McGuinness ad accettare l’accordo e governare insieme. Ma i due si rifiutano persino di rivolgersi la parola!


RECENSIONI

Sulla parola fine all’inimicizia storica tra il predicatore protestante Ian Paisley e il nordirlandese Martin McGuinness, leader politico dell’IRA, si è giocata la pace tra Irlanda e Regno Unito. La storia è vera. Nel maggio del 2007, infatti, i due rivali politici, con la complicità di un viaggio insieme, sono riusciti a superare l’atavica avversità e hanno creato le basi per un governo congiunto tra protestanti e cattolici, determinando così la fine del conflitto nordirlandese. Il film di Nick Hamm esplora il mistero di quella svolta epocale. Com’è andata “realmente”? Quali sono state le fasi che hanno portato alla inattesa complicità? A nessuno è dato saperlo e il cinema, grazie all’arguta sceneggiatura di Colin Bateman, si limita a immaginare cosa possa essere successo. Ovviamente con tante licenze, adattandolo ai tempi e alle esigenze di una messa in scena per il grande schermo. Senza bluffare, perché è chiaro fin da subito che ciò a cui si assiste è una commedia che si diverte, e diverte, a raccontare, sdrammatizzandolo, un fatto vero. Tanto per fare un esempio, nella realtà lo storico confronto è avvenuto a bordo di un aereo e non in auto. La sfida è comunque ardua perché, dopo le rapide premesse, esiste un’unità di tempo (poco più di un’ora per raggiungere l’aeroporto di Belfast) e luogo (l’angusto abitacolo di un’automobile) che vincola ogni possibile sviluppo, ma la regia dinamica di Hamm e lo script brillante di Bateman compiono il miracolo di trasporre l’oggettività in appassionante soggettività.

Ciò a cui assistiamo è un incontro di pugilato. Il ring è l’interno di un’auto e i pugili sono i due politici che si affrontano con dialoghi ricchi di ironia e battute indimenticabili, attraverso un incedere perfettamente calibrato sia in fase di scrittura che di messa in scena. Tra l’altro senza che si pensi mai, date le “ristrette” premesse, al palco di un teatro. Determinante, ovviamente, il contributo dei due protagonisti, Timothy Spall e Colm Meaney, che vanno oltre l’archetipo che rappresentano cavalcando i tic e le possibili derive interpretative con carisma e mestiere. Il loro punto di forza non è la sola somiglianza fisica, e nemmeno l’imitazione, ma il fatto di riuscire a trasformare i personaggi in persone, con dettagli, sfumature, sottigliezze, per di più nei tempi cinematografici giusti. Grazie alla loro interpretazione i personaggi escono dalla caricatura e prendono vita. L’intento del regista, irlandese, è chiaro, utilizzare il cinema per promuovere un messaggio di pace universale attraverso una vicenda che celebra il compromesso come punto di arrivo di ogni diatriba e potrebbe essere estesa geograficamente a ogni tipo di conflitto.

Luca Baroncini
Voto: 7.5
  
(04/10/2016)




BaronciniBertozziDi NicolaPacilio
7.5 4 4 4

Back