JOURS DE FRANCE

(Jours de France )

di Jérôme Reybaud
TRAMA

Un uomo si lascia tutto alle spalle per viaggiare senza meta attraverso la Francia, lasciandosi guidare solamente dalle persone e dai paesaggi che incontra.


RECENSIONI

Pierre asseconda un impulso: abbandona il compagno e vaga attraverso la Francia; per quattro giorni seguirà un percorso in apparenza sentimental-sessuale, ma sostanzialmente umano, lasciandosi guidare dai paesaggi e da incontri occasionali attraverso l’uso dell’app Grindr. Il film - vagabondaggio solitario che testimonia di quella solitudine - se ha un algido approccio visivo, contraddistinto da un’abbagliante pulizia di sguardo e da un suadente andamento ipnotico (enfatizzato dall’uso della musica diegetica - l’autoradio -), lo contraddice con la ricercatezza di molti quadri, con le frequenti deviazioni narrative e gli improvvisi ribaltamenti di tono. Jours de France è cinema che si muove, infatti, su un ampio spettro di temi e possibilità stilistiche, odissea automobilistica composta da tappe diverse da ogni punto di vista: lo stato di crisi di Pierre, il suo spaesamento, la sua apertura al mondo e alle possibilità che offre si riflette nella struttura del lavoro, che costituisce lo specchio fedele della sua condizione interiore; così fanno irruzione nel tessuto del racconto la letteratura (romanzo e poesia), il musical, il teatro, incursioni che non suonano mai provocatorie o bizzarre, ma sempre correttamente in dialogo con lo spettatore e coerenti con l’economia rigorosa della messa in scena.

Jérôme Reybaud modula la rappresentazione su differenti gradazioni, innestando, sulla constatazione asettica delle circostanze (non vengono mai sondate o esplicitate le ragioni dei personaggi), elementi paradossali, parentesi surreali, melodrammatiche, comiche e tende a cambiare i ritmi e i registri del film a seconda dello spazio attraversato: è lo spazio, infatti, a dettare il tono stilistico del film e non uno sguardo sovrano a sottometterlo. E se la logica del road movie prevede caratteri-meteore, Reybaud decide anticonvenzionalmente di tornarci: anche solo per qualche secondo ci aggiorna sul loro status, a sottolineare che quelle incrociate erano altre storie, altri possibili percorsi filmici.
È un debutto folgorante per maturità di linguaggio questo Jours de France, perché riesce a intrecciare il filo intimista (quella tracciata da Pierre, e seguita dal suo compagno, è la disperata messa in itinerario di un desiderio, non solo erotico, ma soprattutto di conoscenza e comunione), dipanato per folgoranti immagini (all’inizio lo sguardo del compagno di Pierre al bicchiere senza spazzolino ha la stessa intensità drammatica di un addio urlato), con quello di un dispositivo tanto rigoroso quanto aperto all’imprevisto, al frammento ludico o all’intermezzo (una canzone, una digressione, uno scambio dialettico), disciogliendo il tutto in una messa in scena minimalista, in cui gli attori, a metà strada tra naturalismo e stilizzazione, dimostrano presenza ed espressione talmente intense da rimanere impresse sullo schermo.
Proposto nella sezione della Settimana Internazionale della Critica, Jours de France è uno dei migliori film visti alla Mostra di Venezia 2016.

Luca Pacilio
Voto: 8.5
  
(27/09/2016)




BarattiPacilio
8.5 8.5

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