PETS - VITA DA ANIMALI

(The Secret Life of Pets )

di Yarrow Cheney, Chris Renaud
TRAMA

Gli animali domestici vivono una vita felice insieme ai loro padroni. Ma quando loro escono che cosa succede?


RECENSIONI

La Illumination Entertainment si è imposta nel panorama mondiale dell’animazione in computer grafica grazie al trionfo dei due Cattivissimo me (il terzo arriverà a breve) e all’exploit, superiore a ogni lecita aspettativa, di Minions, costola dei due precedenti successi e diventato l’undicesimo maggiore incasso di tutti i tempi. Il nuovo Pets, già ai vertici delle classifiche U.S.A. e degli altri paesi in cui è uscito, conferma la competitività di questa azienda nata nel 2007 e il fiuto commerciale del suo fondatore Chris Meledandri, il cui curriculum chiarisce già alcune caratteristiche delle produzioni firmate Illumination. È stato infatti supervisore / produttore esecutivo, tra gli altri, dei primi due episodi de L’era glaciale,  di Alvin Superstar, I Simpson - Il film e Ortone e il mondo dei Chi. Opere in grado di compiacere una platea mondiale più che con la forza del racconto grazie alla simpatia dei personaggi e all’efficacia delle gag. Cosa che avviene anche in Pets. Sono due, infatti, i punti di forza del film: l’idea di partenza e la caratterizzazione dei personaggi. Lo ha dichiarato lo stesso Meledandri al Festival di Venezia 2016, dove ha ricevuto un tributo speciale per il suo straordinario contributo allo sviluppo del cinema d’animazione: “Alla Illumination si decide un concept, si costruiscono i personaggi, sia nei caratteri che a livello visivo, e solo successivamente si pensa alla storia che li conterrà”. L’opposto di ciò che accade alla Disney / Pixar, dove sono la storia, lo sviluppo della sceneggiatura, i dettagli dell’azione, il motore di tutto.

Due visioni diverse e agli antipodi, in grado entrambe di produrre successi incredibili. Anche se la ricetta Illumination rischia di avere il fiato corto. Se  pensiamo, infatti, a Pets, l’incipit, non a caso utilizzato in parte come trailer, è travolgente, perché presenta con grande brio i tanti personaggi del film, l’ambiente in cui si svolge la vicenda (una coloratissima New York) e l’idea alla base del lungometraggio: cosa succede agli animali quando i loro padroni vanno al lavoro e restano da soli per tutta la giornata. Idea, tra l’altro, piuttosto derivativa, perché affine all’universo di pura fantasia alla base di Toy Story che risponde a un interrogativo non così dissimile (basta sostituire gli animali con i giocattoli). Dopo che entriamo in contatto con il terrier Max, il gigantesco rivale Duke, il coniglio ribelle Snowball (da noi Nevosetto) e tutta la ciurma di amici animali, però, il film si arena in un racconto con ben poche cartucce da sparare. Gli sviluppi, infatti, non sono altro che variazioni dell’esile canovaccio a base di gag a ritmo serrato. La maggior parte delle quali riuscita e divertente, va detto, ma con la controindicazione di esaurire la verve nella solita azione iperbolica con poca sostanza. Perché, se il film riesce a far innamorare all’istante dei personaggi, finisce però presto per disperdere l’interesse nei loro confronti. Lo ha già dimostrato la Dreamworks con la parabola discendente di I pinguini di Madagascar,Home e Kung Fu Panda 3: con sole gag si ottiene un successo epidermico che soddisfa la pancia ma non il cuore. E, superato il clamore della novità e l’eco delle risate, la disaffezione è dietro l’angolo.

Luca Baroncini
Voto: 6
  
(27/09/2016)




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