BLAIR WITCH


di Adam Wingard
TRAMA

Sono passati 20 anni da quando la sorella di James e i suoi due amici sono scomparsi nella foresta di Black Hills nel Maryland mentre stavano effettuando ricerche sulla leggenda della strega di Blair, lasciando una traccia di teorie e di sospetti dietro di loro. James e i suoi amici Peter, Ashley e la studentessa di cinema Lisa si avventurano negli stessi boschi, ciascuno con una telecamera, per svelare i misteri che aleggiano intorno alla loro scomparsa. (dal pressbook)


RECENSIONI

Realizzare il sequel di un’opera seminale come The Blair Witch Project è impresa assai ardua. Il rischio di non aggiungere nulla di nuovo a un filone oramai stracotto, come quello dell’horror found footage, è dietro l’angolo, soprattutto se il dialogo con le origini rimane sospeso tra la banale rielaborazione e il ruffiano omaggio.
Cambiano i tempi e di conseguenza cambiano le tecniche di ripresa. Adam Wingard si sbizzarrisce nell’inserire dispositivi moderni (camere auricolari, droni) che permettono un accentuato dinamismo dello sguardo e dei punti di vista, una scelta che sancisce di conseguenza una frattura verso il film del 1998.
Il passato però vuole la sua parte: a fare da caronte al gruppo c’è una coppia di svitati che rappresenta chiaramente il lato fandom dell’operazione. Questi sono congelati nel tempo e a dispetto dei “contemporanei” credono fortemente nel mito e complottano pur di vivere in prima persona l’agghiacciante vicenda della strega di Blair. Inoltre, a sancire la loro tensione rétro, non poteva mancare una telecamera DV. Dal punto di vista prettamente tecnico ecco che si delinea un dialogo tra un’immagine sgranata, dall’aura amatoriale, e una ad alta definizione, meno improvvisata e più propensa a costruire e conseguentemente controllare.
Di fronte al soprannaturale però non c’è tecnologia che regga. Il potere del bosco, infatti, sabota ogni pretesa d’indagine e gradualmente isola uno a uno i personaggi, muovendo il film nei meandri di una inevitabile regressione (la casa) che, come un’ulteriore regia malefica, riporta lo sguardo dove tutto era iniziato.

Continua il sodalizio tra Adam Wingard e lo sceneggiatore Simon Barrett, quest’ultimo sempre interessato alla costruzione di dinamiche famigliari problematiche e distorte. Nel caso in questione un fratello è ossessionato dalla ricerca della sorella scomparsa a Black Hills e si aggrappa in ogni modo agli indizi che l’oscuro contesto può dargli. 
Tuttavia ciò che è più degno di interesse è la scelta di dare una forma a quel Male invisibile che in The Blair Witch Project dialogava con la nostra immaginazione. L’orrore diventa così fisico e tangibile e, di conseguenza, colpisce il gruppo dei quattro amici, quasi a dirci dell’inevitabilità al giorno d'oggi di mettere in scena la strega e i suoi effetti. Niente di assurdo, solo che gli esiti sono pressoché disastrosi, vuoi per le scelte (l’apparizione della strega dietro gli alberi), vuoi per come queste irruzioni corrompano irrimediabilmente tutto ciò che di misterioso era rimasto. Non basta uccidere simbolicamente il passato, ribadito dall’involontario assassinio di Talia e Lane, bisogna cercare delle strade in cui la novità non si stemperi nel già visto. 
Wingard in apertura si diverte con il montaggio, gli sbalzi del suono d’ambiente, i blocchi e le distorsioni del digitale, nel tentativo di creare una tensione che apra le porte alla dimensione più prettamente orrorifica. Il passo successivo nell’immaginario classico, come già sottolineato, non regge le aspettative e paradossalmente Blair Witch risulta più obsoleto e vecchio del suo predecessore. Anche nel fatidico colpo di scena che da sempre caratterizza i finali degli script di Barrett.
Chiamatela pure la maledizione della Strega.

Marco Compiani
Voto: 4.5
  
(23/09/2016)




CompianiDi Nicola
4.5 5.5

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