AL DI LA' DELLE MONTAGNE

(Shanhe guren )

di Zhang-Ke Jia
TRAMA

A Fenyang, nel 1999, gli amici di infanzia Liangzi, operaio di una miniera di carbone, e Zhang, proprietario di una stazione di servizio, amano entrambi Tao, la bella della città. Tao alla fine sposa il ricco Zhang e con lui ha un figlio di nome Dollar. Nel 2014, quindici anni dopo, Tao è una donna divorziata e Dollar è emigrato in Australia insieme al padre. Nel 2025, in Australia, il diciannovenne Dollar non parla più cinese e a malapena comunica con Zhang, ormai in bancarotta. Tutto ciò che ricorda di sua madre è solo il nome.


RECENSIONI

C’è dello straordinario nell’opera di Jia Zhangke. C’è una coerenza etica e tematica, una compattezza complessa e fruttuosa dello sguardo, un’intuizione estetica che cerca sempre uno scarto. Al di là delle montagne, in questo senso, è assieme somma e superamento dei tasselli che hanno composto la filmografia del maggiore regista cinese vivente. Le argomentazioni da realismo sociale, la propensione per una creazione estetica di senso, la riflessione sui modi e generi del cinema, prendono qui le forme mutanti di un melò rallentato, multi-geografico e multi-temporale. Jia Zhangke ha raggiunto appieno la maturità e consapevolezza creativa per modellare un film formalmente perfetto: inquadrature in perenne stato di grazia senza mai risultare stucchevoli, piani sequenza necessari contro ogni autocompiacimento, formati che cambiano ad ogni segmento storico, inserti d’epoca, distorsioni cromatiche, elementi quasi onirici.

Se forse già questo basterebbe a fare di Al di là delle montagne un film degno di nota, ciò che ne consacra definitivamente il livello eccezionale è la riflessione che ci propone - una meditazione lancinante sul senso della Perdita: storica, culturale, affettiva. Chi siamo? Cosa significa essere cinesi? Questo è l’interrogativo che anima tutto il cinema di Jia Zhangke; un interrogativo sempre calato nel Tempo – tempo storico contestuale e esperienza del tempo, lo scorrere ingannevole della Storia. È infatti nel turbinio di una Storia che continua a sfuggire senza rimedio che i personaggi di Al di là delle montagne inseguono un futuro che è già ineluttabilmente nostalgico, sempre incatenati in un presente che li sconfigge quotidianamente. E così, quasi senza accorgersene, tutti perdono tutto: perdono l’età e perdono l’amore, perdono la salute e perdono la memoria, perdono la lingua e perdono il nome della propria madre. È così che il terzo tassello narrativo del film, anche se forse il meno compatto, è in fondo quello più coraggioso e innovativo, non tanto o non solo per le soluzioni narrative adottate (un padre che non ha mai imparato l’inglese, un figlio che ha dimenticato il cinese: Google Translate come unico mezzo di comunicazione), ma per il tipo di riflessione che queste mettono in campo – un salto notevole nella discussione critica dell’argomento principe, quello dell’identità cinese contemporanea. La rabbia incarnata dal giovane Dollar, cinese senza saperlo parlare, confuta l’idea predominante per cui la madre-Cina costituisca sempre e comunque la base identitaria comune, quella da cui si viene originati e a cui immancabilmente si deve tornare. Ma questa volontà di autodeterminazione oltre gli schemi imposti dalla tradizione è una ricerca di libertà che rende soli, che genera confusione.

E così, in uno degli epiloghi più potenti degli ultimi anni, ecco arrivare una straziante, tormentata affermazione del grido mai sopito del sangue, cristallizzato in un sussurro – il nome della madre – consegnato alle onde in tempesta per attraversare i decenni e i continenti. Non è un cauto lieto fine né una mossa conservatrice volta a imporre nuovamente la centralità di una cultura originale castratrice. È più semplicemente, o più complessamente, una formidabile affermazione di umanesimo emotivo – perché oltre la Storia e la Cultura, la Politica e le Società; e nonostante tutto e tutti, quando ogni cosa va a perdersi nel nulla della Storia che passa; e nonostante quelle montagne che per sempre ci separeranno, ci sarà comunque un nucleo discreto d’amore che prima o poi sprigionerà la sua potenza. Allora dimenticheremo per un attimo il dolore e la stanchezza, ci riprenderemo i nostri anni e saremo felici di ballare soli sotto la neve.

Eddie Bertozzi
Voto: 10
  
(10/05/2016)




BarattiBellucciBertozziBilliCompianiDi NicolaFavaraFeole
5 8.5 10 9.5 7 9 9 8
MarelliPacilioRangoni MachiavelliSangiorgio
7 8.5 7 7

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